La scuola è rosa: il 78% degli insegnanti italiani è donna

La quota dei nuovi laureati in Scienze della formazione, per insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria, è del 4%, con un’elevata maggioranza di donne (93%). Anche se Scienze della formazione non è l’unico percorso che conduce alla professione di docente, la quota elevata di donne si rileva anche in tutto il corpo docente: il 78% dei docenti è di genere femminile in tutti i livelli di insegnamento.
L’indagine Teaching and Learning International Survey (Talis), che si concentra sulle scuole secondarie inferiori, ha rilevato che in Italia la percentuale di donne tra i dirigenti scolastici nelle scuole medie (69%) è inferiore rispetto alla percentuale delle donne tra gli insegnanti a questo stesso livello (OECD, 2019). E’ quanto emerge dal Rapporto Education a Glace sullo stato dell’Istruzione nel mondo che presenta dati sulla struttura, sul finanziamento e sulle prestazioni dei sistemi di istruzione dell’Area Ocse, presentato oggi a Parigi. Il corpo docente in Italia è il più anziano tra i Paesi dell’Ocse e l’Italia ha la quota maggiore di docenti ultra 50enni.
Sebbene questo rapporto sia notevolmente diminuito nella scuola primaria e secondaria, dal 64% nel 2015 al 59% nel 2017 a seguito delle recenti campagne di assunzioni, l’Italia dovrà sostituire circa la metà degli attuali docenti entro i prossimi dieci anni. Tuttavia, l’Italia ha il tasso più basso di insegnanti della scuola primaria e secondaria nella coorte dei 25-34enni (0,5%), rispetto al 3% tra i 50-59enni.
Il rapporto tra salario più alto e salario iniziale è di 1,5 nelle scuole al livello da pre-primario (scuola dell’infanzia) a secondario inferiore, rispetto a una media Ocse di 1,7 (1,6 a livello pre-primario) e i salari statutari di inizio carriera sono leggermente inferiori alla media Ocse (dal 91% nella scuola secondaria superiore di indirizzo generale al 97% nella scuola dell’infanzia). In Italia, il 68% degli insegnanti ha dichiarato che migliorare i salari degli insegnanti dovrebbe essere un’alta priorità di spesa, rispetto alla media Ocse del 66%.
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