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Clima troppo competitivo a scuola? Il bullismo può nascere anche così

Bullismo. “C’e’ un clima competitivo che pervade il nostro collettivo fin dai primi anni di vita. Un clima entrato anche al nido, alla scuola dell’infanzia, in cui i bambini sono realmente pressati da prestazioni e aspettative. Non viene loro concesso il tempo adeguato di maturazione”. Lo dice Magda Di Renzo, psicoterapeuta dell’eta’ evolutiva e responsabile del servizio terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO).

CLIMA COMPETITIVO E CONSOLAZIONI FACILI

“Ormai c’e’ un’abitudine a consolare il bambino attraverso strumenti tecnologici, come gli Ipad o gli smartphone, fin dai primi mesi di vita. Una forma grave che determina danni importanti nelle traiettorie evolutive- spiega la psicoterapeuta- come se non esistesse piu’ il tempo dell’attesa. Un tempo che aiuta il bambino a reggere la frustrazione di qualcosa che non va bene subito, ma che poi andra’ meglio”.

BULLISMO, I DANNI

I danni sono documentati anche in altri ambiti: “L’uso precoce di questi strumenti produce difficolta’ nelle loro funzioni esecutive all’ingresso a scuola. Aumentano i disturbi motori e visivi perche’ avere una visione sempre da vicino non favorisce gli accomodamenti visivi, oltre al problema del sonno alterato”.

Di Renzo ricorda che “questa corsa alla precocita’ non li aiuta a maturare dal punto di vista affettivo. Anche le attivita’ sembrano svolte piu’ per dimostrare che sono stati fatti i programmi adeguati, piuttosto che per aiutare i bambini ad evolversi. Mi sono trovata a sconsigliare a dei genitori di far partecipare la figlia alla recita in quanto la bambina era molto angosciata. Livelli di angoscia che creano poi un clima di mancanza di relazionalita’ tra i piu’ piccoli, che stanno molto male gia’ a due anni e mezzo. Se non troviamo un modo per stemperare la competitivita’, avremo sempre piu’ episodi di bullismo a partire dalla scuola dell’infanzia. Aver anticipato la scolarizzazione- ripete- ha tolto spazio e tempo ai bambini”.

Bullismo – La maturita’ scolare deve contemplare quella affettiva

“I bambini sono disarmonici e questa disarmonia e’ la fonte primaria della violenza che successivamente vediamo affiorare nei comportamenti dei ragazzi. Dobbiamo riflettere seriamente sull’eccesso di medicalizzazione che ha inondato il collettivo e che ha impedito alla scuola di avere la sua funzione pedagogica. Questo eccesso di precocizzazione e di diagnosi fa si’ che non si vedano i limiti che gli adulti – educatori, genitori e professionisti – hanno nei confronti del bambino, perche’ il danno viene sempre imputato al bambino. Non si guarda al bambino nella sua complessita’, gli si fa una foto, si cercano i sintomi e gli si da’ un’etichetta. In questo modo abbiamo tolto alla scuola la sua funzione pedagogica”.

La psicoterapeuta non dimentica, in conclusione del suo intervento, i genitori e i pediatri: “Dobbiamo lavorare con loro, rappresentano la prevenzione secondaria in questo momento”.

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