Opinioni

Enrico Maranzana: “Dirigenti scolastici elettivi? Un’ipotesi inammissibile”

Il problema della nomina dal basso dei dirigenti scolastici è questione secondaria: richiede la specificazione del ruolo e della funzione del preside.  Le scienze dell’organizzazione circoscrivono il problema; i relativi postulati sono posti a fondamento della normativa vigente.

La formazione, l’educazione e l’istruzione, infatti, sono le finalità del sistema scolastico, questioni la cui complessità può essere abbattuta solo se si procede per raffinamenti successivi. Il problema originario è da scomporre in sottoproblemi che, se di grandi dimensioni, saranno ulteriormente scomposti[1].

La legge sulla dirigenza pubblica, del 2009, richiama e “rafforza il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”.

Ecco apparire i due sottoproblemi: la progettazione e il rispetto delle regole.

I compiti dei dirigenti scolastici

Il dirigente scolastico, per portare a unità l’attività scolastica, deve vincolare gli organismi collegiali al rispetto delle loro responsabilità.

  • Il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, deliberato dal Consiglio di Circolo/d’Istituto, elenca gli indirizzi generali e li esprime, sotto forma di competenze generali[2], per attivare la “programmazione dell’azione educativa”?
  • L’attività educativa è stata programmata dal Collegio dei docenti con la definizione dei traguardi, espressi sotto forma di capacità, con la formulazione d’ipotesi di percorsi d’apprendimento, con la “valutazione dell’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati”?
  • Il coordinamento didattico del Consiglio di Classe ha assolto la funzione “istruzione” disegnando percorsi unitari, convergenti ai traguardi indicati dal Collegio? Sono state elaborate prove formative di controllo per monitorare gli insegnamenti?

L’eleggibilità dei dirigenti scolastici, in questo scenario, è questione improponibile.

[1] La legge 107, che non ha riconosciuto la dimensione del problema educativo e che ha sbagliato nell’indicazione degli “obiettivi formativi prioritari”, è fuorviante.

[2] Le competenze generali sono l’ambito d’interazione della scuola con le realtà locali; sono il leitmotiv del rapporto con il mondo del lavoro.

Enrico Maranzana

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