Parlare delle stragi di mafia a scuola: nelle sale il film con Pierfrancesco Favino da far vedere agli studenti
Il nuovo film con Pierfrancesco Favino “Il Traditore” arriva nelle sale a partire dal 23 maggio prossimo. La data non è assolutamente casuale, trattandosi dell’anniversario della strage di Capaci. L’esplosione sul viadotto autostradale nei pressi di Palermo che costò la vita al magistrato Giovanni Falcone, alla compagna Francesca Morvillo e a tutta la scorta.
“Il Traditore”: il film con Pierfrancesco Favino
La pellicola, diretta da Marco Bellocchio, ruota intorno alla vita di Tommaso Buscetta. Boss della storica mafia palermitana, interpretato dall’ottimo e camaleontico Favino, Buscetta è stato il primo dei collaboratori di giustizia. Quei mafiosi, cioè, che pian piano hanno iniziato a svelare ai giudici siciliani il funzionamento di Cosa Nostra.
Buscetta è noto come “il boss dei due mondi” a causa della lunga latitanza in Brasile. Paese da cui fu estradato in Italia per aiutare Falcone e Borsellino a far luce sull’organizzazione di Cosa Nostra e sui suoi vertici. La collaborazione con i due eroi della giustizia civile italiana, farà di Buscetta una pedina chiave per l’istruzione del cosiddetto Maxiprocesso.
Quello dei collaboratori di giustizia – chiamati ‘pentiti’ in maniera dispregiativa dai mafiosi – è un tema importante e delicato. L’inizio della loro collaborazione con lo stato italiano è stato anche traumatico. Avvalersi dell’aiuto di un ‘pentito’ – come quello interpretato da Favino – significava mettere in secondo piano il fatto che si trattava comunque di un assassino, di un ladro, di un usuraio (nella migliore delle ipotesi). Si trattava, in altre parole, di una momentanea rottura della legalità repubblicana in nome di un bene superiore. Una collaborazione con criminali – cui venivano promessi sconti di pena e benefici – a patto di smascherare il sistema.
La polemica per la data
Il film ha suscitato qualche polemica per la scelta di farlo uscire proprio il 23 maggio. I familiari delle vittime delle strage di Capaci, ad esempio, non hanno apprezzato la decisione. Giovanni Montinaro, figlio di Antonio Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone, la ritiene un’operazione di marketing offensiva.
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