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Docenti aggrediti a Parma, tre studenti sospesi per 30 giorni. Uno dei professori: “Non presenterò denuncia”

Video dell’episodio diffuso sui social. Il docente coinvolto: “La mia scelta è educativa”. Scontro anche con le parole del ministro Valditara

PARMA – Tre studenti sono stati sospesi per trenta giorni dopo il grave episodio avvenuto nei giorni scorsi nei pressi di un istituto superiore di Parma, dove due insegnanti sono stati coinvolti in una lite degenerata in momenti di forte tensione con alcuni ragazzi. La scena, ripresa in un video successivamente circolato sui social network, ha rapidamente acceso il dibattito pubblico sul tema della violenza nelle scuole e sul ruolo educativo delle sanzioni.

L’episodio risale a giovedì 21 maggio e si sarebbe verificato in un parco vicino all’istituto tecnico della città emiliana. Secondo quanto emerso, il consiglio disciplinare della scuola avrebbe disposto la sospensione di tre studenti ritenuti coinvolti nella vicenda.

Il professore: “Non denuncio, è una scelta educativa”

Uno dei docenti protagonisti dell’accaduto ha spiegato di non voler procedere legalmente contro i ragazzi. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’insegnante – docente di Sistemi e Reti all’Itis di Parma, con oltre quarant’anni di esperienza – ha raccontato di aver trascorso diverse ore in questura, dove gli sarebbe stato suggerito di formalizzare una denuncia.

“Tutti hanno fatto il proprio lavoro – ha spiegato – ma non ritengo utile procedere penalmente. Nel video non si vede un’aggressione tale da avermi causato danni fisici. Preferisco considerare questa scelta come un gesto educativo”.

Il professore ha sottolineato come, a suo giudizio, gli studenti abbiano già compreso le conseguenze del loro comportamento attraverso i provvedimenti disciplinari adottati dalla scuola. “Per un insegnante – ha aggiunto – il compito è anche quello di non voltarsi dall’altra parte davanti al disagio adolescenziale”.

“Non parlerei di aggressione”

Il docente ha inoltre ridimensionato la definizione stessa di “aggressione”, sostenendo che il contesto della vicenda fosse più complesso rispetto a quanto apparso online.

“Tra sconosciuti un’aggressione avviene senza motivazioni comprensibili – ha spiegato – mentre in questo caso c’era un confronto nato da un episodio preciso e degenerato successivamente”.

Parole che hanno suscitato ulteriori discussioni, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sul tema delle violenze contro il personale scolastico. Il professore ha criticato apertamente alcune posizioni espresse dal ministro, giudicandole “inadeguate” rispetto alla gestione educativa dei conflitti scolastici.

La ricostruzione dei fatti

Secondo il racconto fornito dall’insegnante, tutto sarebbe iniziato nella mattinata di giovedì, quando aveva richiamato uno studente visto prendere a calci una lattina contro un’automobile parcheggiata fuori dalla scuola.

Dopo il rimprovero, il professore sarebbe rientrato in classe per svolgere regolarmente le lezioni. Nel pomeriggio, all’uscita dall’istituto, avrebbe nuovamente incontrato il ragazzo insieme ad altri giovani.

A quel punto il confronto verbale sarebbe degenerato. Il docente ha raccontato di aver invitato il gruppo ad allontanarsi dalla zona antistante la scuola per evitare ulteriori tensioni. I ragazzi lo avrebbero seguito fino al vicino parco, dove la situazione si sarebbe fatta più accesa.

Nel video diffuso online si vedono momenti di concitazione, mentre uno dei colleghi interviene per contenere uno dei giovani e riportare la calma.

Il caso riapre il dibattito sulla sicurezza nelle scuole

L’episodio di Parma riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza degli insegnanti e della gestione dei conflitti negli ambienti scolastici. Negli ultimi mesi numerosi casi di aggressioni o tensioni tra studenti e personale scolastico hanno alimentato il confronto politico e sociale sulla necessità di rafforzare sia le misure disciplinari sia il supporto educativo.

La decisione del docente di non sporgere denuncia, pur suscitando opinioni contrastanti, apre anche una riflessione più ampia sul rapporto tra punizione, responsabilità e recupero educativo degli adolescenti coinvolti in episodi di violenza.

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