Rinnovo GPS 2026, il nodo del merito: idonei penalizzati e titoli esteri al centro delle polemiche
Con l’avvio delle procedure per il rinnovo delle GPS 2026, le Graduatorie provinciali per le supplenze, torna al centro del dibattito una criticità che da anni attraversa il sistema di reclutamento scolastico: la mancata valorizzazione degli idonei ai concorsi e dei docenti che hanno seguito percorsi formativi selettivi e strutturati.
Secondo numerose segnalazioni provenienti dal mondo del precariato scolastico, il meccanismo delle GPS continuerebbe a non riconoscere adeguatamente il principio di merito, finendo per favorire profili che hanno ottenuto abilitazioni e titoli attraverso canali esteri, spesso privi di reali prove selettive.
Idonei ai concorsi e percorsi abilitanti: il merito che non pesa
Chi ha superato prove scritte e orali dei concorsi scuola, chi ha frequentato corsi abilitanti in presenza, completando percorsi universitari con tirocini formativi obbligatori, ha affrontato iter complessi, lunghi e impegnativi. Si tratta di docenti che hanno dimostrato competenze disciplinari, capacità didattiche e preparazione professionale valutate da commissioni ufficiali.
Eppure, nel sistema delle GPS, questo bagaglio di merito rischia di non tradursi in una reale priorità nelle assegnazioni delle supplenze. Il punteggio, più che la qualità del percorso, diventa l’elemento decisivo, con effetti distorsivi sul piano dell’equità.
Il peso delle abilitazioni estere nelle graduatorie
Al centro delle contestazioni vi è il crescente ricorso a abilitazioni conseguite all’estero, spesso ottenute attraverso percorsi rapidi e costosi, con investimenti economici che possono superare gli 8.000 euro. Titoli che, una volta riconosciuti, consentono l’accesso alle GPS con punteggi elevati, senza aver sostenuto prove concorsuali né frequentato corsi selettivi in presenza nel sistema universitario italiano.
Questo meccanismo, secondo molti precari, finisce per premiare scorciatoie formative a discapito di chi ha seguito percorsi regolari, affrontando selezioni, esami e attività di tirocinio.
Mobilità forzata e squilibri territoriali
Le conseguenze si riflettono anche sul piano territoriale. In diverse realtà del Sud, con casi emblematici segnalati in Calabria e nell’area di Reggio Calabria, le graduatorie risultano ormai sature. I docenti che hanno seguito percorsi meritocratici si trovano spesso costretti a cercare incarichi lontano dalla propria regione, accettando supplenze al Nord pur di lavorare.
Una dinamica che alimenta frustrazione e senso di ingiustizia, mentre le cattedre vengono assegnate a chi ha potuto accedere a titoli più “convenienti” sul piano del punteggio.
Un messaggio pericoloso per il sistema scolastico
Il rischio, secondo chi denuncia queste distorsioni, è che il rinnovo delle GPS 2026 finisca per consolidare un messaggio profondamente negativo: la formazione rigorosa e il superamento di prove selettive non sono più elementi centrali per l’accesso all’insegnamento.
Una prospettiva che non riguarda solo i docenti precari, ma l’intero sistema scolastico, chiamato a garantire qualità, competenza e continuità didattica agli studenti.
Il grido dei precari: una richiesta di equità, non una battaglia politica
Le critiche che accompagnano il rinnovo delle GPS non si collocano su un piano politico o sindacale. Si tratta, come sottolineano molti insegnanti coinvolti, di una richiesta di equità e coerenza, avanzata da chi ha creduto nel valore del merito, della formazione strutturata e della professionalità docente.
Il rinnovo delle graduatorie rappresenta dunque un passaggio cruciale per interrogarsi su quale modello di scuola si intenda costruire: un sistema che premi realmente competenze e preparazione, o uno che continui a privilegiare meccanismi formali e scorciatoie.
di Francesca Gabriele

