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Aumento delle diagnosi scolastiche, Sgaravatti dopo Galimberti: «Siamo sicuri che la spiegazione sia solo nei bambini?»

Le riflessioni di Sgaravatti dopo una provocazione di Umberto Galimberti: «Siamo sicuri che la spiegazione vada cercata esclusivamente nei bambini?»

L’aumento delle diagnosi di disturbi dell’apprendimento e del neurosviluppo tra gli studenti italiani continua a suscitare interrogativi nel mondo della scuola e dell’educazione. A rilanciare il tema è stato Francesco Sgaravatti, che in un recente intervento pubblicato sui social ha commentato una provocazione del filosofo Umberto Galimberti, aprendo una riflessione sul rapporto tra dimensione clinica e responsabilità educativa.

Il punto di partenza è una frase di Galimberti che negli ultimi giorni ha alimentato il confronto pubblico: «La scuola primaria sembra diventata una clinica psichiatrica. Tutti discalculici, disgrafici, dislessici, Asperger, autistici. Ma chi l’ha detto?».

Parole che hanno generato reazioni contrastanti e che lo stesso Sgaravatti definisce comprensibilmente controverse.

«Chi vive accanto a un figlio con una reale difficoltà di apprendimento sa bene quanta sofferenza, fatica e senso di impotenza possano esserci dietro una diagnosi. Sarebbe superficiale negarlo», scrive l’autore, riconoscendo il peso concreto che queste condizioni hanno sulla vita delle famiglie.

Tuttavia, secondo Sgaravatti, la provocazione di Galimberti pone una domanda che merita attenzione. «Se le diagnosi aumentano anno dopo anno, siamo sicuri che la spiegazione vada cercata esclusivamente nei bambini?», si chiede.

Un ecosistema educativo profondamente cambiato

Nella sua analisi, Sgaravatti sottolinea come negli ultimi decenni non sia cambiata soltanto l’infanzia, ma l’intero contesto sociale ed educativo nel quale crescono le nuove generazioni.

«I bambini crescono in una società infinitamente più stimolante di quella nella quale sono cresciuti i loro genitori», osserva. Una realtà caratterizzata da «un flusso continuo di immagini, contenuti, notifiche e gratificazioni immediate», che influenza inevitabilmente i processi di attenzione e apprendimento.

L’autore richiama inoltre l’attenzione sulle trasformazioni intervenute nel rapporto con l’autorità e con il limite. «Parallelamente è cambiato il rapporto con l’autorità, con il limite e con la frustrazione e la noia», afferma.

Secondo Sgaravatti, molti adulti incontrano oggi difficoltà nel sostenere il proprio ruolo educativo. «Molti adulti faticano a dire no. Faticano a sostenere il conflitto educativo. Faticano a tollerare il disagio dei figli senza intervenire immediatamente per eliminarlo».

Diagnosi o effetto del contesto?

La riflessione si concentra quindi su una questione che coinvolge famiglie, insegnanti e specialisti.

«Quando un bambino fatica a concentrarsi, a stare fermo, ad aspettare o a impegnarsi in qualcosa che richiede tempo e ripetizione, siamo sempre davanti a una condizione clinica?», domanda Sgaravatti. E aggiunge: «Oppure stiamo osservando anche gli effetti di una cultura che offre sempre meno occasioni per allenare pazienza, disciplina, attenzione e autoregolazione?».

L’autore precisa di non mettere in discussione l’esistenza delle diagnosi né il lavoro della comunità scientifica.

«Non credo che le diagnosi siano un’invenzione», scrive. Tuttavia, evidenzia il rischio di una lettura esclusivamente clinica delle difficoltà infantili. «Credo però che una società possa diventare così abituata a leggere le difficoltà in chiave clinica da smettere di interrogarsi sulle proprie responsabilità educative».

Un dibattito aperto tra scuola, famiglie e società

Le considerazioni di Francesco Sgaravatti si inseriscono in un dibattito sempre più attuale che coinvolge pedagogisti, psicologi, insegnanti e genitori. Il tema riguarda il delicato equilibrio tra il necessario riconoscimento delle difficoltà certificate e la capacità della società di interrogarsi sulle trasformazioni culturali che influenzano la crescita dei bambini.

Una discussione destinata a proseguire, soprattutto in un contesto in cui l’aumento delle diagnosi continua a sollevare domande non soltanto cliniche, ma anche educative e sociali.

Articolo basato sulle riflessioni pubblicate da Francesco Sgaravatti nel post di Facebook “Dalla disciplina alla diagnosi”.

Dalla disciplina alla Diagnosi di Francesco Sgaravatti OggiScuola
Dalla disciplina alla Diagnosi di Francesco Sgaravatti OggiScuola

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