Vaccini Covid, vertice Ue: accelerare subito la produzione, ci sono troppi ritardi
E' in corso la videoconferenza dei 27 leader sul coordinamento delle misure anti coronavirus

L’Unione Europea è in ritardo rispetto agli Stati Uniti e al Regno Unito. Questi ultimi stati si sono presi qualche rischio in più ma non hanno lesinato spese. Gli stati membri dell’Europa sono in notevole ritardo, anche per la crisi di forniture delle case farmaceutiche.
Il vertice in videoconferenza dei 27 leader – si legge su Repubblica.it sul coordinamento delle misure anti Covid 19, presieduto da Charles Michel, è iniziato con il tradizionale scambio di vedute col presidente del Parlamento europeo, David Sassoli.
“La nostra strategia sui vaccini ha garantito che tutti gli Stati membri abbiano accesso ai vaccini”. Ma “dobbiamo accelerare con urgenza l’autorizzazione, la produzione e la distribuzione di vaccini. Nonché la vaccinazione”, si legge in una bozza delle conclusioni.
I leader Ue, impegnati nel videosummit, se firmeranno la bozza sottolineano anche la necessità di “migliorare la nostra capacità di sorveglianza e rilevamento al fine di identificare le varianti il prima possibile in modo da controllarne la diffusione”.
“Le aziende – è scritto nella bozza – devono garantire la prevedibilità della loro produzione di vaccini e rispettare i termini di consegna contrattuali”, riferendosi all’industria farmaceutica.
“La via europea, ci ha permesso di evitare la concorrenza tra i paesi europei. E impedire che paesi ricchi si accaparrassero la maggior parte dei vaccini.
Sono fortemente contrario a qualsiasi accordo bilaterale e vi chiedo di essere chiari nel rifuggire ogni tentazione di nazionalismo sui vaccini”, ha detto il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, aprendo il vertice Ue: “Un approccio comune consente anche di monitorare, indagare e sanzionare ogni tentativo di frode ai danni degli stati membri. La nostra è una corsa contro il tempo”.
IL CERTIFICATO VACCINALE
Per il presidente del Parlamento Ue “il certificato vaccinale è un tema all’ordine del giorno del Consiglio” europeo. “E auguriamo che ci sia. Per poter procedere e avere uno strumento di politica europea. Credo che sia uno strumento di politica della mobilità in Europa efficace ed è anche un modo per incoraggiare la riapertura”.
Secondo Sassoli “i vaccini saranno una parte fondamentale della nostra ripresa a lungo termine e nessuno dovrà essere lasciato solo. Le case farmaceutiche dovrebbero onorare i loro obblighi contrattuali.
Ma dovremmo anche continuare ad agevolare tutte le soluzioni pratiche di concessione di licenze che permettano di accelerare la vaccinazione su grande scala”.
La pandemia “dovrebbe portarci a una riflessione sul rapporto tra protezione della proprietà intellettuale e il massiccio finanziamento pubblico erogato per la ricerca a livello europeo. Siamo chiamati a costruire una politica europea della salute, radicando competenze precise in materia nelle istituzioni dell’Unione Europea”.
LA PFIZER ASSICURA UN IMPLEMENTO DELLA PRODUZIONE
La casa farmaceutica statunitense Pfizer, che ha sede a New York, ha intanto individuato e avviato trattative con undici aziende con stabilimenti in Europa per ampliare la produzione del suo vaccino anti-Covid. La maggior parte di esse si trova in Germania, altre sono in Svizzera.
Tra gli stabilimenti individuati in Europa ci sono gli impianti di Delpharm, Sanofi, Merck KGAa, Novartis, Polymun, DermaPharm. BioNTech Marburg, BioNTech Mainz e Rentschler. Ogni stabilimento parteciperà alla produzione del vaccino in base alle sue tecnologie e al tipo di impianto.
Ma oggi è l’ultimo giorno di somministrazione dei vaccini a Napoli per le persone con oltre 80 anni. Proprio perché la disponibilità dei vaccini Pfizer è al limite. E quindi le dosi che restano saranno utilizzate per completare le immunizzazioni del personale sanitario in scadenza dai 21 giorni dalla prima dose.
La vaccinazione degli anziani dovrebbe riprendere dal 3 marzo con i nuovi arrivi. Finora hanno fatto il vaccino a Napoli poco più di 9000 persone over 80.
VACCINI COVID, LA CRISI DI FORNITURE DELLE CASE FARMACEUTICHE
E la crisi delle forniture non riguarda solo Pfizer. Astrazeneca, che aveva annunciato una forte riduzione delle consegne previste. Oggi prova a rassicurare l’Europa: “So che c’è stata delusione ma vi assicuro che facciamo tutto il possibile per consegnare le 40 milioni di dosi.
La nostra priorità è venire incontro alle aspettative più alte”, ha detto l’amministratore delegato di AstraZeneca, Pascal Soriot, parlando in audizione al Parlamento Ue.
MODERNA: EUROPA IMPEGNO PRINCIPALE
Novità in vista anche per Moderna: “La distribuzione a livello europeo è uno dei nostri impegni principali e stiamo migliorando a livello di rapidità”.
Ma in ogni caso “speriamo di poter somministrare 50 microgrammi, metà dose, se la sua efficacia verrà dimostrata”, ha detto Stephane Bancel, amministratore delegato di Moderna, nel corso dell’audizione in Parlamento europeo: “Sono grato all’Unione europea di coinvolgere Moderna prendendosi un rischio” dal momento che il vaccino era ancora in fase di sviluppo alla firma del contratto.




