Modisteria all’opera: il cappello come linguaggio artistico tra storia, follia creativa e contemporaneità

Da semplice strumento di protezione a potente mezzo di comunicazione visiva, il cappello attraversa i secoli trasformandosi insieme alla società. Oggi, nel 2025, il copricapo non è più un obbligo imposto dall’etichetta o dalla tradizione, ma un segno identitario, una scelta consapevole di stile e, sempre più spesso, una forma d’arte autonoma. È da questa consapevolezza che nasce “Modisteria all’opera – L’arte del copricapo”, l’iniziativa culturale ospitata nella suggestiva cornice di Villa San Donato, dedicata alla celebrazione della modisteria tra passato, presente e sperimentazione contemporanea.
Il cappello nella storia: simbolo, funzione e potere
Per secoli il cappello ha rappresentato molto più di un accessorio. È stato emblema di rango sociale, segno di appartenenza religiosa, strumento di protezione fisica e, in molti contesti, vero e proprio codice di comportamento. Togliere o indossare un copricapo significava riconoscere un’autorità, rispettare una regola, affermare una posizione nella società.
Nel tempo, però, queste funzioni si sono progressivamente attenuate, lasciando spazio a una nuova interpretazione: quella del cappello come oggetto narrativo, capace di raccontare chi siamo, cosa vogliamo comunicare e come scegliamo di stare nello spazio pubblico.
La moda contemporanea e la “regola della disconnessione”
Nel panorama estetico contemporaneo domina quella che viene definita la “regola della disconnessione”: il contrasto non è più un errore, ma un valore. Il cappello diventa così l’elemento che rompe gli schemi e sovverte i linguaggi tradizionali della moda.
Un basco in feltro di rigorosa tradizione sartoriale può convivere con un outfit sportivo; un cappellino da baseball può dialogare con un abito formale. I confini tra generi, stili e contesti si dissolvono, lasciando spazio a una libertà espressiva che trova proprio nel copricapo uno dei suoi simboli più evidenti.
Dal design alla scultura: il cappello come opera d’arte
Quando il cappello supera la sua funzione pratica, entra in una dimensione nuova: quella della scultura mobile. Non si limita a completare un abito, ma modifica i volumi del corpo, ridefinisce la postura e altera la percezione dello spazio. È un oggetto che vive in relazione con chi lo indossa, trasformandosi in un’estensione del corpo e dell’identità.
Questa valenza artistica è ormai riconosciuta anche dalle istituzioni culturali internazionali. Musei di prestigio come il Palais Galliera di Parigi e Palazzo Pitti a Firenze hanno dedicato importanti mostre e retrospettive alla modisteria, sancendo definitivamente l’ingresso del cappello nel mondo dell’arte contemporanea.
“Matto come un cappellaio”: dalla tragedia alla creatività
L’iniziativa trae ispirazione anche dalla celebre espressione settecentesca “matto come un cappellaio”, nata in un contesto drammatico: l’uso del mercurio nella lavorazione del feltro causava gravi danni alla salute degli artigiani, compromettendone l’equilibrio psichico.
Oggi quella “follia” viene riletta in chiave simbolica come energia creativa, libertà di sperimentazione, rottura delle convenzioni. Un ribaltamento di significato che restituisce dignità e valore artistico a un mestiere antico, capace ancora di reinventarsi.
Villa San Donato: due giornate dedicate all’arte del copricapo
Nella raffinata cornice di Villa San Donato, grazie all’ospitalità della prof.ssa Patrizia de Mennato, due giornate saranno interamente dedicate alla celebrazione del cappello, trasformando la dimora in un luogo di incontro tra storia, moda, arte e formazione.
A presentare la serata saranno:
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Alessandra Cirafici, professoressa ordinaria di Disegno presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”
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Maddalena Marciano, docente di Costume all’Accademia di Belle Arti di Napoli
Interverrà Fabio Mangone, direttore del Museo Correale di Sorrento, portando un contributo culturale e museale al dialogo tra moda e patrimonio artistico.
Mostre, musica ed esposizioni tematiche
Il programma prevede un ricco percorso espositivo:
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Ore 19.00: apertura della mostra con cappelli d’autore
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Mostra di Francesco Leopizzi, designer di cappelli, che presenta una selezione di creazioni originali
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Intervento musicale del violinista Riccardo Villari
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Esposizione di riviste, cataloghi, maschere, parrucche e materiali storici legati all’arte della modisteria
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Mostra di copricapi storici dei primi del Novecento, realizzati dagli studenti del corso di Costume dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, a cura della prof.ssa Maddalena Marciano
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Esposizione di ventagli antichi provenienti dall’archivio storico di Villa San Donato
Il workshop: la modisteria come esperienza diretta
Accanto alla dimensione espositiva, l’evento punta fortemente sulla formazione e sulla pratica. Durante il workshop di modisteria (ore 16-18), i partecipanti potranno conoscere le tecniche artigianali del mestiere e realizzare autonomamente un fascinator, sperimentando in prima persona l’arte del copricapo.
Studenti Università Vanvitelli – Workshop Copricapi (28 gennaio)
Giovanni Cardamone, Giancarlo Campese, Maddalena Cacace, Anna Santagata, Francesco Pio Romano
Studenti Accademia di Belle Arti di Napoli
Alessia Russo, Stephany Amendola, Martina Vaccaro, Giovanna Tolino, Federica Ferreri, Leonardo Marciano, Anna Cerulo, Zhu Tu Xin, Concetta Scotto Di Clemente, Alessia Di Stefano, Esther Dianor
Un dialogo tra tradizione, innovazione e nuove generazioni
“Modisteria all’opera” si configura come un evento culturale di ampio respiro, capace di mettere in dialogo tradizione artigianale, sperimentazione artistica e formazione delle nuove generazioni. Il cappello diventa così il punto di incontro tra passato e futuro, tra memoria storica e linguaggi contemporanei, riaffermando il suo ruolo di oggetto simbolico e creativo senza tempo.




