Sicurezza a scuola, un anno dopo la Legge 25/2024: meno aggressioni, ma la sfida resta aperta

A dodici mesi dall’entrata in vigore della normativa sulla tutela del personale scolastico, i dati mostrano un calo degli episodi di violenza. Restano però criticità giuridiche e cresce l’allarme per altre forme di violenza tra i giovani
A un anno dall’entrata in vigore della Legge 4 marzo 2024, n. 25, che ha introdotto nuove disposizioni per la tutela della sicurezza del personale scolastico, è possibile tracciare un primo bilancio sull’efficacia e sull’impatto reale della norma. Il provvedimento era nato per rispondere all’aumento delle aggressioni ai danni di docenti, dirigenti e personale delle scuole, un fenomeno che aveva assunto contorni sempre più preoccupanti.
I tre pilastri della Legge 25/2024
La legge si fonda su tre direttrici principali. La prima è l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza del personale scolastico, con sede presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito. L’organismo non ha solo compiti repressivi, ma anche di monitoraggio dei casi di violenza, analisi del fenomeno, promozione di studi e proposte legislative, diffusione di buone pratiche per prevenire bullismo e dispersione scolastica e organizzazione di percorsi formativi sulla gestione dei conflitti e sul rafforzamento dell’alleanza scuola-famiglia.
Il secondo pilastro riguarda le azioni di sensibilizzazione, con l’istituzione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti del personale scolastico, fissata al 15 dicembre di ogni anno. L’obiettivo è promuovere una cultura del rispetto e condannare pubblicamente ogni forma di aggressione.
Il cuore della legge è però rappresentato dall’inasprimento delle sanzioni penali, attraverso modifiche mirate al codice penale. In particolare, è stata introdotta una nuova aggravante comune per i reati commessi con violenza o minaccia contro dirigenti e personale scolastico nell’esercizio delle loro funzioni. Inoltre, per i reati di violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale, è previsto un aumento di pena fino alla metà quando l’autore è il genitore o il tutore dell’alunno coinvolto.
I dati del Ministero: aggressioni in calo
Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito nel dicembre 2025, la legge avrebbe prodotto un primo effetto positivo. Da settembre al 16 dicembre 2025 sono state segnalate quattro aggressioni contro il personale scolastico, contro le 21 dello stesso periodo dell’anno scolastico 2024/2025 e le 19 del 2023/2024.
Anche il dato complessivo annuale mostra una riduzione: dai 71 casi del 2023/2024 si è passati a 51 nel 2024/2025. Il ministro Giuseppe Valditara ha attribuito questo risultato soprattutto all’effetto deterrente delle nuove sanzioni, sottolineando la linea di “tolleranza zero” verso ogni forma di violenza nelle scuole.
Le criticità giuridiche e i limiti del monitoraggio
Nonostante i numeri incoraggianti, permangono alcune criticità. Lo stesso Ministero ha riconosciuto che il monitoraggio sistematico del fenomeno è stato avviato solo nel 2023, rendendo difficile una valutazione su un arco temporale più ampio. Per questo, è stato sottolineato come sarà necessario attendere il consolidamento della tendenza.
Dal punto di vista giuridico, inoltre, l’inasprimento sanzionatorio non è privo di limiti. Le nuove aggravanti introdotte dalla legge sono infatti soggette al bilanciamento previsto dall’articolo 69 del codice penale. In presenza di circostanze attenuanti, il giudice può valutarle come equivalenti o prevalenti, riducendo di fatto l’impatto dell’aumento di pena.
Violenza giovanile: un’emergenza più ampia
Se le aggressioni al personale scolastico sembrano diminuire, altri indicatori restituiscono un quadro allarmante sul fronte della violenza giovanile. Un report Istat del 2025 evidenzia un aumento significativo delle violenze subite dalle ragazze tra i 16 e i 24 anni: la percentuale è salita dal 28,4% del 2014 al 37,6% del 2025. Ancora più preoccupante il dato sulla violenza sessuale tra le studentesse, quasi raddoppiata in poco più di dieci anni.
Questi numeri suggeriscono che un approccio esclusivamente repressivo, limitato alle aggressioni contro il personale, non sia sufficiente ad affrontare un fenomeno complesso e radicato.
Prevenzione, educazione e benessere organizzativo
Proprio per questo assumono un ruolo centrale gli strumenti preventivi previsti dalla stessa legge. L’Osservatorio nazionale è chiamato a promuovere buone pratiche, formazione e collaborazione tra scuola e famiglie. In questa direzione va anche il richiamo del ministro Valditara a una vera e propria “rivoluzione culturale” fondata sul rispetto e su percorsi educativi per lo sviluppo di un’affettività sana e consapevole.
Un’indagine ministeriale relativa all’anno scolastico 2024/2025 ha rilevato che oltre il 96% delle scuole secondarie di secondo grado ha già attivato iniziative di contrasto alla violenza, prevalentemente in orario curricolare. A ciò si aggiungono gli strumenti previsti dal CCNL Istruzione e Ricerca, che includono la promozione del benessere organizzativo, la prevenzione dello stress lavoro-correlato e il confronto sindacale sulle misure di prevenzione delle aggressioni.
Un bilancio in chiaroscuro
A un anno dalla sua applicazione, la Legge 25/2024 può essere considerata uno strumento che ha prodotto risultati misurabili nella riduzione delle aggressioni al personale scolastico. Tuttavia, non rappresenta una soluzione definitiva. Le criticità giuridiche e l’aumento di altre forme di violenza nel mondo giovanile indicano la necessità di un approccio integrato, che affianchi alla deterrenza penale un forte investimento culturale, educativo e preventivo.
La vera sfida, per la scuola e per il Paese, è passare dalla logica dell’emergenza a quella della prevenzione strutturale, costruendo una comunità educativa fondata sul rispetto e sulla responsabilità condivisa.
Contributo pervenuto alla redazione di OggiScuola
Avv. Gianfranco Nunziata




