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Scuola, attenzione alla realtà. Così cresce l’azione educativa

Scuola, quali momenti e strumenti possono essere più funzionali a riconoscere e a far crescere “vision” e “mission”? Questo il senso della due giorni rivolta svoltasi a Milano con i giovani coordinatori didattici di scuole paritarie, organizzata da Cdo Opere Educative.

Le testimonianze

Il Rettore della scuola “La Traccia” di Calcinate, Francesco Fadigati, ha aperto il suo intervento con la citazione di un suo alunno. “A volte mi sento così perso che tiro i pugni nel muro per sentire se sono vivo”. Questo modo di percepire sé e il mondo ha fatto da contraltare ad un altro dialogo avuto con una maestra della sua scuola. La docente, in occasione di un incontro collegiale della primaria, aveva raccontato che, alle medie, un suo professore, condotta la classe davanti a un’aiuola fangosa, aveva chiesto di osservare le stoppie bagnate dalla pioggia. Dopo un primo momento di interdizione, la maestra, allora giovane studentessa, accompagnata nell’analisi dal suo insegnante, alla fine dell’attività era rimasta stupita dal numero di annotazioni raccolte nel suo taccuino.

Fadigati ha poi raccontato di aver rimesso a fuoco un punto essenziale della vision della sua scuola. E cioè l’urgenza di recuperare il rapporto col dato, con la realtà, come punto di un risveglio della coscienza e di un recupero del gusto del vivere. Questo è il compito anzitutto di chi guida la scuola. La vision è uno sguardo che matura e cresce nel rapporto con la realtà, con quello che provoca, ferisce o stupisce. Non matura automaticamente, ma solo nella misura in cui ciascuno desidera impararlo. È quindi il tentativo di scoprire in sé il valore della vision, la grande condizione che fa sì che poi questa dia forma alla mission. Se la vision è oggetto reale di ricerca e immedesimazione personale, allora determina in tutti i frangenti del lavoro. Un modo di ascoltare, di intervenire, di giudicare e quindi di provare ad agire.

Bernhard Scholz

Secondo Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting e consulente aziendale, ogni docente, quando insegna, comunica inevitabilmente sé stesso, la sua idea di relazione con i ragazzi e l’idea che ha di essi. Per Scholz, un educatore, deve lasciarsi provocare da ciò che accade nel suo lavoro e deve domandarsi se la sua azione è adeguata ed efficace. Questo aiuta la persona a crescere e, per riflesso, fa crescere anche la mission. Una disponibilità di tal genere deve essere sostenuta da chi guida la scuola. Il lavoro di crescita, ha sottolineato Scholz, si realizza attraverso la condivisione delle responsabilità. Sostenere una responsabilità vuol dire aiutare a far emergere quelle domande che favoriscono la maturazione di ogni persona anche professionalmente. Senza questa attenzione a sé e alle cose, il tentativo di recupero della vision è un’operazione meramente ideologica, se non diventa interessante a livello esistenziale, se non nasce un paragone con la vision nel modo in cui si opera, la comprensione si fermerà a livello intellettuale.

La stima 

Il lavoro di approfondimento di tali tematiche ha aiutato a ricomprendere che la crescita professionale dei docenti dipende ultimamente dalla possibilità di vivere in un luogo dove ci si sente stimati. La grande stima dell’altro non è una capacità di tecnica di conduzione del personale, questa stima dell’altro è figlia della passione che l’altro possa essere sé stesso, non che sia funzionale ad un progetto, o solo alla crescita dell’opera. È solo la crescita delle persone che fa crescere le opere. E se in una scuola si vive un clima di questo tipo, allora una persona può decidere di legarsi. L’orizzonte ideale è la benzina per il lavoro di ciascuno. Per questo dedicare tempo a lavorare insieme sulla vision, sulla mission, sulla crescita professionale di ciascuno e avere luoghi che alimentino un paragone su queste tematiche aiuta a tenere desto questo orizzonte.

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