
Sono trascorsi 77 anni. Ma una delle pagine più nere di Milano non verrà mai dimenticata. La tragedia del 20 ottobre del 1944 nel quartiere milanese di Gorla, un tempo comune a sé stante. Erano le 11.29 quando una squadra di aerei americani, decollati dal sud Italia per bombardare gli stabilimenti siderurgici della Breda di Sesto San Giovanni, a causa di un probabile errore di rotta, sganciò bombe sui quartieri di Gorla e Precotto. Una delle bombe degli Alleati colpì la scuola elementare “Francesco Crispi”: i piccoli alunni e alcune loro maestre non fecero in tempo a raggiungere il rifugio sotterraneo e morirono. Le vittime furono in totale 203, 184 bambini e 19 maestre.
I “Piccoli martiri di Gorla”
Nel luogo in cui è avvenuta la strage sorge oggi una piazza intitolata ai “Piccoli martiri di Gorla” e un monumento ossario realizzato negli anni Cinquanta dallo scultore Remo Brioschi. “Ecco la guerra”, è la concisa scritta che campeggia sul monumento, nella cui cripta, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, vennero trasferite le ossa dei bambini e degli insegnanti morti nella tragedia. “E vi avevo detto di amarvi come fratelli”, è invece l’iscrizione che si può trovare nel piccolo corridoio centrale della cripta.
Il sopravvissuto a Milano
I sopravvissuti furono pochi: tra questi c’è Giuseppe Pasotti, 84 anni, è una delle cinque persone che riuscirono a salvarsi dalla strage di Gorla. “Erano circa le 10 di mattina – racconta Giuseppe – è suonato l’allarme e ci hanno portato tutti giù nel rifugio che era sotto alla scuola. Non so perché noi eravamo rimasti indietro, forse è per quello ci siamo salvati. La scuola è crollata e sono morti tutti”. A distanza di tanti anni da allora Giuseppe non riesce ad accettare il fatto che nel 2019 si possa ancora inneggiare al fascismo e a Mussolini: “Quando sento certo cose mi dà fastidio, si inneggia al fascismo e al Duce, sono cose che non posso accettare, mi rifiuto”.
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