Scuola, sostegno: pochi docenti specializzati, poche assunzioni e divario Nord-Sud
Il sindacato CISL ha raccolto i dati perchè si possa intervenire presto sull'inclusione scolastica

La Cisl Scuola ha recentemente pubblicato un dossier in cui si racchiudono le norme che riguardano il sostegno e l’inclusione scolastica e alcune osservazioni sulla situazione italiana in merito all’argomento.
Dai dati raccolti, il sindacato fa emergere un problema da non sottovalutare: vi è uno scarso numero di assunzioni in relazione ai posti disponibili e di cui si necessita.
Innanzitutto, la Cisl sottolinea che è sulla formazione iniziale dei docenti che bisogna intervenire.
La legge italiana prevede un percorso di formazione che
“se apprezzabile per quanto riguarda l’aspetto formativo, ha mostrato però tutti i suoi limiti sotto il profilo organizzativo sia per quanto riguarda la distribuzione geografica dell’offerta formativa sia per quanto attiene le limitate possibilità di accesso ai vari corsi di specializzazione”.
Questo limite ha naturalmente le sue conseguenze sulla didattica e sull’inclusione in senso pratico: le scuole hanno difficoltà nel reperire docenti con il titolo di sostegno.
A tal proposito, lo studio riporta i dati sulle assunzioni provenienti dal Ministero dell’Istruzione: nell’ultimo anno, a fronte di 21.453 posti vacanti le assunzioni sono state solo 1.657 (7,72%), per la maggior parte nella scuola primaria e dell’infanzia.

Esaminando la tabella di seguito, che riporta i dati delle assunzioni sul sostegno per l’a.s. 2020/21, si nota una marcata differenza tra la situazione del Nord, dove ci sono state pochissime assunzioni, e quella del Sud, dove la percentuale delle immissioni in ruolo supera il 36% sul numero dei posti vacanti.

Ad ogni modo, il personale assunto ed in possesso di specializzazione è costituito da una minoranza (22.000 su 107.000 pari a meno del 21%), mentre la percentuale dei supplenti non specializzati risulta in crescita di oltre 4 punti rispetto alla situazione registrata nel 2017/18.
Il contributo del sindacato vuole essere un allarme a cui dare ascolto perché la scuola italiana possa essere più pronta all’inclusione.
“Ciò su cui vogliamo soffermarci è allora il complesso degli interventi, non più rinviabili e da concertare, necessari per tradurre davvero in atto principi ideali di assoluto valore”, si legge nella Premessa al contributo.




