Draghi e la scuola, dove sono le attenzioni e le norme per risolvere i problemi ?
Il docente Cannatà analizza le prime decisioni dell'esecutivo sul mondo scolastico ed è molto critico

Angelo Cannatà, docente di Storia e Filosofia, sul Fattoquotidiano analizza le prime mosse sulla sua scuola del governo Draghi, che non lo convincono affatto
“La scuola – si legge – torna al centro dell’attenzione e come sempre ci si divide su tutto, anche sulla Dad. Da una parte milioni di docenti, studenti, genitori che non sopportano la didattica a distanza; dall’altra quanti difendono la didattica digitale perché innovativa e consente discreti risultati. Ma adesso c’è Draghi, dicono, e risolve ogni cosa. Intanto, il primo Dpcm, con la chiusura delle scuole nelle zone rosse, e la decisione di non decidere per le altre regioni, la dice lunga sul metodo di Supermario:
a) non mettere la faccia sui provvedimenti spinosi;
b) delegare/esporre i ministri;
c) costringere le giunte regionali a gestire il problema scuola e i conflitti, gli interessi, le proteste del territorio. Per essere un tecnico, Draghi si muove da consumato politico.
Ma torniamo alla scuola e alle divisioni interne: docenti e studenti anti Dad hanno buoni argomenti: l’angoscia di stare davanti a uno schermo tante ore; la difficoltà di restare concentrati, attenti, efficienti; la fatica di relazionarsi con compagni e docenti attraverso immagini virtuali, eccetera. Quanti giustificano la didattica a distanza, invece, dicono che è errato parlare di scuola chiusa, che i docenti stanno fornendo un “servizio”, che la didattica digitale funziona.
Chi ha ragione? Quale tesi è più convincente? In verità c’è una terza posizione: quella di quanti preferirebbero certo la didattica in presenza (di cui riconoscono l’efficacia) ma nelle condizioni date – dicono – “ci adattiamo alla didattica digitale perché urge convivere con l’emergenza in cui il virus ci ha gettati”. ù
Qui è la parola “gettati” che invita a riflettere, poiché se è vero che la pandemia ci getta in una condizione di estrema difficoltà, è anche vero, per dirla con Heidegger, che l’essere “gettati nel mondo” (con tutte le conseguenze) è la nostra condizione esistenziale, partendo dalla quale dobbiamo costruire un “pro-getto”. Personale, ma anche politico. Non sorprenda il richiamo al “progetto”, perché letto in chiave politica mostra a che punto siamo col governo del “monarca” Draghi.
Anzi. Si nota un peggioramento della politica scolastica: il ministro Bianchi s’aggrappa alla pandemia e prova a giustificarsi, ma “il modello Francia” indica un’altra strada: si chiudono bar, musei, teatri, per non chiudere le scuole; “la difesa dell’istruzione è una priorità” è lo slogan Oltralpe, e così dimezzano i giorni di lezione persi rispetto a noi. Giusta la protesta di sindacati, movimenti, studenti in Italia: “Chiudono le classi, restano aperti altri spazi di socializzazione. Un paradosso”.
Dove sono il rispetto e l’attenzione per i temi e i problemi della scuola? Fosse stato Conte così contraddittorio l’avrebbero linciato. Ma il “monarca” Draghi può. Gli si concede tutto. Anche di “non mostrarsi”, di non parlare agli italiani e di governare coi generali. Draghi uomo modesto? In verità ha un orgoglio sconfinato ed è premier calato dall’alto: Draghi non ha bisogno del voto degli italiani, non ha bisogno degli italiani. Li governa e basta.




