Napoli, ricorso al TAR contro le scuole chiuse: chiesto risarcimento per alunni e famiglie
A Napoli è stato fondato un coordinamento contro la chiusura delle scuole.

Pediatri, neuropsichiatri, psicologi più un grosso gruppo di scienziati, ricercatori, giuristi e professionisti italiani
che per fare corretta informazione scientifica sul Covid ha fondato “Pillole di Ottimismo” e diffuso documenti e
ricerche sul virus. A loro hanno fatto appello le famiglie del Coordinamento Scuole Aperte per supportare un
nuovo ricorso al Tar della Campania, per la riapertura delle scuole elementari e medie, con relazioni che
smentiscono i rischi di impennata dei contagi se bambini e ragazzi vanno in classe in presenza e forniscono
abbondanza di evidenze di segno opposto. Analogo ricorso, in Lombardia, è stato vinto. E nelle scorse ore è stato
notificato al Tar della Campania, e il presidente della quinta sezione Maria Abbruzzese, “visti il ricorso e i
documenti allegati”, ha chiesto alla Regione di depositare, entro le 10 di oggi, i dati in base ai quali le ordinanze
di De Luca continuano a tenere chiuse le scuole della Campania.
«Non possiamo lasciare andare questa generazione privata della scuola. Equivarrebbe a perderla» afferma Sara
Gandini, docente di Epidemiologia e Biostatistica alla Statale di Milano, tra i fondatori di “Pillole di Ottimismo”.
«Riaprire elementari e medie è il minimo sindacale. È scandaloso che in Campania siano ancora chiuse. È ridicolo e
assolutamente irrazionale. Non ci sono scuse. Le ricadute psicologiche della Dad su bambini e ragazzi sono evidenti.
Sta crescendo il loro disagio psicologico». Come riporta Repubblica-Napoli, non sono posizioni prese, non c’è
pregiudiziale ideologica: «Le posizioni di “Pillole di Ottimismo” si basano su studi e ricerche, non su facili
convincimenti o su informazioni errate e approssimative veicolate dai media. La Campania, caso unico in Italia e
in Europa, deve riaprire le scuole».
Anche a costo di far risalire l’indice di diffusione del contagio? «Abbiamo analizzato tutta la letteratura scientifica
internazionale, tutti i dati disponibili, a cominciare da quelli della Protezione civile e del ministero dell’Istruzione. E
incrociando dati di natura diversa abbiamo potuto appurare che apertura e chiusura delle scuole non modifica Rt»;
neppure in Campania, a dispetto di quanto afferma il governatore De Luca, secondo il quale se qui il contagio
resta contenuto è proprio in virtù della chiusura delle scuole. «Quanto afferma De Luca – spiega Gandini – è tutto
da dimostrare. Abbiamo messo a confronto regioni con densità di popolazione simili e abbiamo verificato che non è
la chiusura delle scuole a contenere l’indice del contagio. Anzi».
Di qui la scelta di sostenere le ragioni del ricorso. Che introduce, rispetto ai precedenti ricorsi al Tribunale
amministrativo, la richiesta di risarcimento danni per i bambini (che da quasi un anno sono esclusi dalla didattica
in presenza) e per le loro famiglie. «Arriveremo fino alla Corte europea dei Diritti» annunciano i genitori del
Coordinamento Scuole aperte. I promotori dell’iniziativa legale – affidata ai legali Luciano Butti, Giovanni Taddei
Elmi, Silvia Brizzi e Attilio Balestreri (gli stessi del ricorso al Tar della Lombardia – evidenziano che «anche l’ultimo
lavoro dell’Istituto Superiore della Sanità e il parere del Cts vanno nella direzione sostenuta da tempo da “Pillole di Ottimismo”: non ci sono evidenze scientifiche che la chiusura delle scuole contenga la diffusione del virus e inoltre, tenere le scuole chiuse incide drammaticamente sulla salute psico-fisica e, conseguentemente, sul futuro degli studenti e della comunità tutta».
«Vedremo gli effetti a lungo termine sulle giovani generazioni» spiega la professoressa Gandini, che non si stupisce per la posizione contraria di tanti genitori Pro Dad: «Le famiglie sono state spaventate. Anche per questo insisto che vengano resi pubblici i dati. In Campania non si è modificato in meglio Rt con la chiusura delle scuole. E sta crescendo una generazione che avrà lacune enormi: secondo studi olandesi dopo solo 8 settimane di Dad, in Olanda, l’apprendimento si è ridotto del 20% e addirittura del 50 per cento per gli studenti figli di genitori non laureati. Ci saranno conseguenze anche sul Pil del Paese».




