Elodie: A 12 anni fumavo canne, ho la terza media e me ne vergogno. Ma ringrazio una prof per avermi insegnato a volare

Elodie Di Patrizi è una delle giovani cantanti più amate. Dopo la gavetta è esplosa ad Amici per raggiungere sanremo nell’ultima edizione del Festival. Ma come ha spesso raccontato, la sua infanzia non è stata affatto facile: nel rione Quartaccio di Roma ha fatto un corso accelerato di vita fin da bambina. E’ lei stessa a ricordarlo in una intervista al Corriere della Sera.
“È un contesto che rischia di inghiottirti. Non studiamo, a nessuno gliene frega niente, ma chi ti chiede i voti della pagella? I miei genitori non sono mai andati a parlare con un professore. Io ho la terza media e per dirlo ci ho messo anni: mi vergognavo come una ladra”. Nonostante la sua intelligenza non comune, Elodie rimpiange “moltissimo il fatto di essere ignorante. Mi fa sentire a disagio, anche perché sono stata vigliacca: ho fatto il liceo fino al quinto anno, senza mai essere bocciata. A maggio mi sono ritirata. Non mi sentivo all’altezza per fare l’ esame. All’epoca ho fatto la coatta: mi ero inventata una storia del tipo che non avevo bisogno che qualcuno mi giudicasse. Ma avevo solo paura del fallimento e mi ha accompagnata a lungo”.
Ne è certa: in quartieri come il suo “servono super scuole, l’ unica via d’ uscita è lo studio, solo quello. Se studi vedi che ti passa la voglia di fare cavolate: ti si apre un mondo. Ma gli strumenti me li devi dare. Senza, è un attimo che ti trovi a rubare o spacciare”. Anche lei è stata “una ragazzina complicata. A 12 anni mi facevo le canne tutto il giorno: iniziavo la mattina e finivo la sera. Ho iniziato in seconda media, per stare tranquilla: ero sempre arrabbiata. Facevamo collette con le amiche e quelle erano le mie giornate: al liceo non capivo le lezioni, tornavo a casa e me le facevo di nuovo, tanto nessuno diceva niente. Bevevo anche, uscivo e tornavo alle 7 del mattino, a 15 anni”.
Elodie non ha mai mandato giù le ingiustizie: “Odiavo i bulli ma ero scontrosa come un bullo. Avevano paura di me perché ero un po’ isterica. Avevano paura dei miei occhi, di cos’altro? Ai bulli devi far capire che sei forte, fargli sentire quel disagio che vogliono incutere”. E lei lo faceva alla grande, «perché l’ umiliazione mi fa stare male, la sento addosso. Alle medie c’ era una prof particolare: non si faceva la tinta, aveva peli di gatto sui vestiti, gli occhiali storti ma mi faceva volare. Quando qualcuno la faceva impazzire, anche in un’ altra classe, io andavo e chiedevo: “Chi ha trattato male la professoressa?”.
Un corso intensivo di umanità che oggi la fa sentire “ricca: ho vissuto un sacco di esperienze anche senza girare. Siamo stati tutti tanto male ma adesso stiamo tutti bene. E sono orgogliosa della mia famiglia: sono frutto della loro storia”.
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