Sindacati

Turi: Azzolina dura con i deboli e debole con i forti. Alla scuola niente soldi, solo ringraziamenti

Dopo l’incontro in video conferenza con il ministro, non si rasserenano gli animi nel sindacato. Il segretario generale della Uil Scuola Pino Turi è netto. “Non abbiamo ancora capito la lezione. Oggi come ieri le politiche scolastiche sono dettate dall’economia”.  Per il sindacalista le politiche della ministra sono inadeguate.

“Il Mef chiede tagli e il ministro sta a guardare.  Agisce in ritardo, perché i posti sono quelli di Quota 100 dello scorso anno,
e li dimezza perché invece di autorizzare tutti i 9 mila posti ne autorizza solo la metà (4.500). In questo quadro di emergenza vanno confermati gli organici attuali. Un incontro fissato per fare il punto sugli organici, quello che si è svolto oggi pomeriggio in videoconferenza sindacati-ministero. Non il primo dall’inizio dell’emergenza coronavirus ma al pari di altri che sono stati fissati per trovare soluzioni, senza una interlocuzione in grado di assumere decisioni condivise. Così anche quella di oggi è una riunione partita per discutere dell’organico triennale dell’autonomia. Un controsenso dal momento che siamo ancora all’interno del triennio. Altra questione che non regge è quella di una riduzione degli organici del prossimo anno.

Ci saremmo aspettati  una politica diversa. Dovremo far fronte a misure nuove in risposta ad una situazione di forte criticità, la riduzione che vorrebbe il Mef appare veramente in controtendenza. Siamo di fronte ad una manovra che il Presidente del consiglio ha definito ‘poderosa’ di 400 miliardi. Alla scuola rischiano di restare​ solo i ringraziamenti.

Siamo sicuri che a settembre la situazione si sarà normalizzata? Se sarà necessario lavorare con modalità diverse, i tagli aiuteranno? Il rientro in classe si prospetta ancora pieno di incertezze. Ci sarà probabilmente la necessità di un distanziamento. Si parla, con termine irritante, di classi pollaio. Ora però non si coglie il momento per renderle meno affollate. Vista la situazione, non era forse questo il momento di mandare un segnale forte al Paese? Qualcuno al ministero avrebbe dovuto porsi queste domande ma dal risultato della riunione sembra di no.

Come rispondiamo all’impegno di docenti e dirigenti che credono nelle istituzioni e che con la DaD si stanno misurando giorno per giorno?  La presentiamo in videoconferenza la nuova insegnante? Se il prossimo anno cambieranno i docenti sarà veramente impossibile solo parlare di DaD. Potremmo fare a meno, il prossimo anno scolastico del solito balletto dei docenti sui posti disponibili? 

Così si manda un brutto segnale al Paese. La scuola è un elemento centrale su cui investire non fare cassa. Oggi come ieri le politiche scolastiche sono dettate dalla logica ragionieristica del MEF che agisce in ritardo, perché i posti sono quelli di Quota 100 dello scorso anno, e li dimezza perché invece di autorizzare tutti i 9 mila posti ne autorizza solo la metà (4.500).

Un gioco delle tre carte nel quale con una mano di prende e con l’altra non si dà. L’Azzolina ancora una volta si dimostra forte con i deboli (precari) e deboli con i forti (MEF). Con questa politica non si traghetta il sistema dell’istruzione verso il prossimo anno scolastico. E’ invece il tessuto sociale e politico su cui operare e merita scelte coraggiose ed innovative”.

 

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