Cronaca

Il Rianimatore: “Ora scegliamo chi può essere salvato e chi no. Vicini a tragedia epocale”

Angeli della vita, in prima linea contro l’epidemia. Ma anche la categoria più colpita. Medici e infermieri delle zone rosse, sono da settimane alle prese con uno sforzo sovraumano. Guardando con rabbia ciò che accade. Adesso, poi, che la situazione sembra precipitare di ora in ora è arrivato il momento delle scelte drammatiche. Quello in cui scegliere chi curare e chi no. Lo confessa un rianimatore dell’ospedale di Bergamo in un’intervista al CorrieredellaSera.

“All’ interno del Pronto soccorso è stato aperto uno stanzone con venti posti letto, che viene utilizzato solo per eventi di massa. Lo chiamiamo Pemaf, ovvero Piano di emergenza per il maxi-afflusso. È qui che viene fatto il triage, ovvero la scelta. Si decide per età, e per condizioni di salute. Come in tutte le situazioni di guerra. Non lo dico io, ma i manuali sui quali abbiamo studiato”.

Una scelta che nessun uomo vorrebbe fare. Tra la speranza e la morte certa.

“Per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l’ ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica.  «Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato”.

Soluzioni da tempo di guerra. In fondo è questo quello che stiamo vivendo. Qualcosa che non pensavamo potesse accadere a noi. Che riguardava sempre gli altri. Perché è Altrove che si combattono le guerre, è altrove che ci sono le epidemia, è altrove che si fugge dalla fame. L’Altrove ora siamo noi. Un altrove di guerra da cui si può sfuggire in un unico modo. Come sottolinea il rianimatore in trincea.

“State a casa. State a casa. Non mi stanco di ripeterlo. Vedo troppa gente per strada. La miglior risposta a questo virus è non andare in giro. Voi non immaginate cosa succede qui dentro. State a casa”.

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