Epidemia letale o virus sopravvalutato? La risposta degli scienziati. E il caldo potrebbe aiutare

Epidemia letale o virus sopravvalutato? La risposta degli scienziati. E il caldo potrebbe aiutare
Siamo di fronte alla prima pandemia letale dal 1918? Ce lo domandiamo tutti, in un crescendo di ansia e attesa. Il Coronavirus ha di colpo abbattuto le frontiere geografiche dei virus, spesso confinati all’Oriente e all’Africa. Ma per gli scienziati, in ogni caso cauti, la minaccia è più potenziale che reale. Innanzitutto perchè, secondo i dati fin qui emersi, la diffusione del virus è abbastanza difficile.
“Una persona che sta a contatto con chi ha il Coronavirus, anche a scuola, non è detto che recepisca il virus, anzi: nell’85% dei casi, non c’è trasmissione”. Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia è chiaro. Il virologo sostiene che i giovani difficilmente lo acquisiscono e anche quando accade, i sintomi sono lievi. In generale, secondo Maga, chi si ammala guarisce, a meno che non abbia già delle patologie serie.
Poco più di una banale influenza, come hanno detto molti medici e ribadito Maria Rita Gismondo dell’ospedale Sacco? proprio la Gismondo, direttrice del reparto di Microbiologia clinica, Virologia e Bioemergenze, ha solevato più di un dubbio. Per lei il virus e l’epidemia derivante sono stata ingigantiti da mass media. “Bisogna aspettare. No allarmismo, molta attenzione e molto lavoro da parte nostra. Spiegare le cose alla gente, informare, dicendo onestamente che le cose possono cambiare in bene o in peggio. Ma dire le cose vere con molta obiettività. C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra. Ma non siamo in guerra”.
A leggere i numeri statistici sembrerebbe aver ragione lei. In realtà il numero dei decessi è significativamente alto tra gli ultraottantenni già minati da altre malattie. Sotto i sessant’anni la percentuale è sotto l’un per cento. Ma quanto occorrerà attendere per avere un quadro definitivo e sperare che il virus passi?
L’ipotesi più probabile al momento è che il virus resti in circolo diversi mesi. Quale sarà l’andamento dell’epidemia, ripetono gli esperti, è difficile da prevedere, stabilire quanto peseranno provvedimenti ed effetti delle misure di contenimento socio-sanitarie e le caratteristiche proprie del virus. Che ruolo potrebbe avere, ancora, l’arrivo della bella stagione con l’aumento delle temperature nella diffusione del virus?
E’ una domanda ricorrente in questi giorni, ma rispondere non è semplice, perché di fatto poco sappiamo ancora sulle caratteristiche del virus stesso. “Ad oggi non è ancora certo che sia un virus maggiormente legato al freddo e non si può affermare che con il caldo scomparirà – spiega Matteo Bassetti, direttore Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova a 3BMeteo – Ad esempio un coronavirus della stessa famiglia contagiò numerosi cammelli in Medio Oriente nel 2014, in condizioni climatiche dunque non necessariamente fredde. Per contro la Sars, della medesima famiglia e scoppiata alla fine del 2002, si estinse nel luglio del 2003”.
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