Prof di sostegno, l’assurdo paradosso: ne mancano 12mila, concorso per 22

Ogni alunno disabile – secondo la legge – avrebbe diritto ad un insegnante di sostegno, una regola rispettata il più delle volte solo ricorrendo a docenti precari. A mettere in luce l’enorme contraddizione è il Movimento specializzati e specializzandi che, per dimostrare la falla, ha esaminato il caso Campania. I numeri sono da assurdo paradosso e fanno riflettere molto sull’organizzazione scolastica pensata dal Ministero dell’Istruzione.
I DATI
È proprio la Campania la Regione con il maggior numero di precari, ma a vedere le intenzioni del Miur, non sembra ci sia tanta voglia di risolvere questa paradossale situazione. Secondo i dati raccolti dal Movimento specializzato e specializzandi gli alunni disabili nella sola Campania sono 27.581. A questo numero dovrebbero corrispondere altrettanti prof di sostegno. E invece? Gli insegnanti di sostegno nella Regione sono appena 15.177, all’appello ne mancano esattamente 12.204.
PROF SENZA TITOLI
È così che si innesca una spirale che va a inficiare tanto sulla precarietà dei docenti, ma anche sulla formazione e l’assistenza che dovrebbe essere garantita agli studenti per cui la legge prevede che siano previsti interventi che ne permettano il pieno coinvolgimento nelle attività didattiche della scuola. Le cattedre, in mancanza di insegnanti specializzati, vengono così assegnate a docenti senza un titolo ad hoc. Deroga dopo deroga così funziona il sistema. Quest’anno, nella sola provincia di Napoli, sono stati attribuiti in deroga 1604 posti in organico di fatto prima delle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie nella sola scuola secondaria di secondo grado.
IL CONCORSO
Mancano 12mila posti per i prof di sostegno e, di conseguenza, si penserebbe ad un maxi concorso per immettere nuovi docenti. E invece? Il prossimo concorso ordinario e straordinario prevede per la Regione Campania solo 22 posti disponibili. Inevitabile così che ci sia un aumento dei contrattualizzati a termine. Non solo, ma con una discontinuità didattica dannosa tanto per i prof di sostegno, ma sopratutto per gli studenti. Ovviamente senza alcun risparmio di risorse perché lo Stato è comunque costretto a pagare gli insegnanti che vengono chiamati a lavorare anno per anno. A chi giova questo meccanismo è difficile, davvero difficile da capire. E in molte altre Regioni la situazioni non è poi così differente.
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