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Classi Pollaio, nel 2020 non cambierà nulla. Azzolina ha pronta una legge, mancano i fondi

Classi Pollaio, nel 2020 non cambierà nulla. Azzolina ha pronta una legge, mancano i fondi

Anief – Nella Legge di Bilancio, appena approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, non si affronta il problema delle classi pollaio. Con il prossimo anno non cambierà nulla: continueremo ad avere decine di migliaia di classi con 30 e più allievi. Marcello Pacifico (Anief): “Dobbiamo programmare nel prossimo DEF per non perdere un’occasione d’oro, perché la riduzione del tasso di natalità degli ultimi anni, confermato anche per i prossimi, permetterà di ridurre il numero gli alunni per classe senza spese eccessive. Dopo aver disintegrato l’IVA bisogna puntare a investire”.

Un altro anno è passato e nelle scuole italiane continuano ad essere presenti oltre 20 mila classi con più di 30 alunni, frutto dell’innalzamento dei parametri della formazioni delle classi imposti dall’art. 64 della Legge Gelmini 133/08: in media, significa che ogni istituto autonomo detiene tre classi con maxi numeri di frequentanti. E così sarà anche l’anno prossimo, nonostante i buoni propositi della politica e le continue richieste sindacali per cancellare questa pessima pratica tutta italiana delle classi pollaio  che lede fortemente il diritto allo studio e quasi sempre aggira i limiti imposti dalle norme della sicurezza.

Ad arenarsi è stato anche il disegno di legge n. 877 del 5 luglio 2018, la cui prima firma era dell’on. Lucia Azzolina (M5S), a breve in procinto di giurare come ministro dell’Istruzione, che per raggiungere l’obiettivo di formare classi con al massimo 22-23 alunni prevedeva un impegno oneroso, messo nero su bianco nella Proposta di legge, equivalente “a 338.500.000 euro per l’anno 2019, a 1.180.000.000 di euro per l’anno 2020, a 1.715.100.000 euro per l’anno 2021 e a 2.130.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2022…“(art. 1 comma 2). “L’assenza del provvedimento nella Legge di Bilancio – continua la rivista – rappresenta sostanzialmente il quarto rinvio senza una scadenza e quindi rimandato sine die”.

Anche l’Anief ha tentato, pure di recente, di modificare l’ingiusto assetto che mette le scuole nelle condizioni di poter allestire classi con numeri altissimi. Il giovane sindacato, a questo proposito, si è fatto formalmente promotore di un emendamento specifico per migliorare il rapporto alunni-docenti, la cui approvazione avrebbe avuto “ricadute positive sulla didattica e sull’apprendimento degli alunni” e consentito “di assicurare agli studenti ambienti idonei allo svolgimento delle attività, laboratori e aree comuni di condivisione”. Il tutto, si sarebbe fatto riproponendo esattamente “quanto previsto nel disegno di legge AC 877 a firma dell’on. Azzolina con le relative coperture finanziarie lì definite”.

“La speranza – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che, con l’approdo dell’Onorevole Azzolina all’importante ruolo di ministro dell’Istruzione, questo obiettivo fondamentale per la qualità della didattica e della vivibilità dei nostri istituti scolastici possa finalmente andare in porto. È una misura prioritaria, alla pari di quella relativa all’integrazione degli organici, alla costituzione del tempo pieno in tutte le province e alla valorizzazione del personale docente, attraverso stipendi finalmente adeguarti al ruolo e alla funzione svolta

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