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Dimissioni? L’enigma di Fioramonti e la rabbia dei sindacati

Dimissioni? Quale destino per Fioramonti? Si dimette, non si dimette, forse sì, forse no. Le voci che circolano nei Palazzi romani indicano che il ministro dell’Istruzione sarebbe deciso a rimettere nelle mani del premier Conte il proprio mandato. La causa del contendere è ormai nota: Fioramonti era deciso a richiedere almeno 3 miliardi di euro per il suo Dl Scuola, ma in realtà i fondi destinati all’istruzione si sono fermati al di sotto dei 2 miliardi. Era stato lo stesso ministro a fissare i paletti e ad annunciare che se non sarebbe riuscito a raggranellare le risorse necessarie sarebbe stato pronto a fare un passo indietro.

L’APPELLO

Dimissioni sì o no? Nonostante l’annuncio sia stato fatto da tempo, i componenti della maggioranza di governo hanno chiesto a Fioramonti di restare alla guida del Miur. “Si parla molto in queste ore delle probabili dimissioni del ministro Lorenzo Fioramonti. I 3 miliardi richiesti dal Ministero per la Scuola, Università e Ricerca non ci saranno. Sulla legge di Bilancio se ne prevedono 2 miliardi: la maggior parte per il rinnovo del contratto docenti. Niente per università e ricerca”. È quanto si legge in una nota congiunta firmata dai deputati Rossella Muroni (LeU) e Alessandro Fusacchia (Misto-+Europa). “Queste dimissioni non servono – hanno spiegato – perdiamo un
ministro con una visione sulla scuola, capace di lavorare su un nuovo progetto formativo per le nuove generazioni con al centro lo sviluppo sostenibile e il contrasto alle disuguaglianza. Cambiando ministro i problemi non verranno risolti e i 3 miliardi, che servono, continueranno a esserci. Se Fioramonti se ne va ricominciamo da capo”. “Invece di dimettersi e legittimamente rivendicare la propria coerenza, Fioramonti chieda più coraggio a questo Governo – hanno scritto ancora Fusacchia e Muroni – così come molti di noi in Parlamento stiamo chiedendo più coraggio al Parlamento, e come in definitiva tutti insieme possiamo chiedere a chi, in questo momento, guida le forze politiche di maggioranza. Chieda coraggio e metta sul tavolo richieste ambiziose. Crediamo troverebbe più di una sponda. E magari qualcosa potrebbe succedere davvero”.

I SINDACATI

Dimissioni sì o no? Più sfumata la posizione dei sindacati che hanno sfilato proprio davanti alla sede del Miur.  Due le questioni che saranno poste sul tavolo, quella degli assistenti amministrativi facenti funzioni di Dsga, per i quali le intese col
Governo e col Miur prevedevano l’attivazione di uno specifico percorso di mobilità professionale, e il confronto per la predisposizione del disegno di legge sulle abilitazioni da disciplinare non come ‘una tantum’, ma come sistema a regime. “Dopo lo stato di agitazione che va avanti da settimane- hanno dichiarato i segretari durante la protesta- abbiamo deciso di scendere in piazza perche’ le risorse non sono sufficenti. In primis per la stabilizzazione dei precari e per il rinnovo del contratto che non porterà l’aumento dei salari a tre cifre, come
sperato. L’aumento rispetto alle stime iniziali, che hanno portato il totale dei fondi a disposizione per il comparto da 3,1 a 3,3 miliardi non sono soddisfacenti. Il ministro ha sostenuto le nostre ragioni, ma se le risorse poi non arrivano le parole non possono bastare”.

L’OPPOSIZIONE

Sul piede di guerra – come da prassi – sono invece le opposizioni che rinfacciano al ministro la promessa fatta. Non si sa se Fioramonti si dimetterà, ma intanto già circola il nome del suo possibile sostituto: si tratterebbe di Nicola Morra, attuale presidente della Commissione Antimafia e senatore del Movimento 5 Stelle. Dimissioni sì per l’opposizione.

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