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Galli Della Loggia: Ecco come l’Italia, in un anno, ha distrutto la sua scuola

Galli Della Loggia: Ecco come l’Italia, in un anno, ha distrutto la sua scuola
La scuola italiana ha iniziato il suo declino mezzo secolo fa. Quella con cui combatte attualmente non è il sintomo di un virus, ma una cancrena creata negli anni sessanta.  Quella dello storico e accademico Ernesto Galli della Loggia è una visione pessimistica della scuola italiana. Ma non priva di fondamenta Una visione che ha fotografato nel suo ultimo libro: “L’aula vuota”. Il volume racconta la parabola discendente di quello che per anni è stato un sistema d’istruzione invidiabile e che adesso appare in profonda crisi.

«Una data simbolica nella quale identificare l’inizio della fine del prestigio della scuola del nostro Paese – esordisce Galli della Loggia – è il 1969, quando ci fu la liberalizzazione degli accessi all’università e si decise che ci si poteva iscrivere a qualsiasi facoltà con qualsiasi tipo di licenza di scuola superiore. A metà degli anni Sessanta la classe politica si trovava impegnata nella necessità di porre fine alla vecchia scuola classista italiana e di costruire una scuola democratica di massa. Ma il Sessantotto portò all’estremo tale obiettivo, con ripercussioni a mio parere molto negative». Aperte le porte a tutti gli aspiranti studenti, prendendo la strada di un sistema il più inclusivo possibile nella scuola dell’obbligo, la maggiore affluenza di giovani provenienti da situazioni sociali disparate portò la necessità di abbassare i criteri di merito, spiega ancora.

«La preparazione iniziale degli studenti in generale calò – prosegue – Perciò si abbassò il criterio di merito, decretando così il successo scolastico della maggioranza». Eppure questa scolarizzazione di massa non ha dato gli effetti sperati. Oggi, i dati delle prove invalsi collocano gli studenti italiani agli ultimi posti in molte classifiche internazionali, a cominciare dalle verifiche di comprensione del testo o quelle di risoluzione di problemi di matematica.
«Inoltre in Italia c’è una forte presenza di studenti con disabilità varie – Della Loggia – Il loro numero è alto e crescente. E il nostro è l’unico Paese europeo che non ha le classi differenziate. Così gli alunni con disabilità sono messi nelle fasce standard, insieme a chi non ha alcuna problematica. Questo spero abbia effetti positivi sulla loro condizione, però sicuramente rende difficile l’insegnamento per gli altri ragazzi».
Ancora va avanti: «Un problema grave è la perdita di autorità dei professori e il fatto che i genitori siano diventati degli avvocati difensori dei figli. Insomma, così non va. Inoltre vedo un disinteresse totale della politica nei confronti del mondo dell’istruzione. Finché la politica non si riapproprierà del suo ruolo direttivo, poco potrà migliorare davvero».

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