Opinioni

Roberto Rossini (Acli): “Con lo Ius Culturae finalmente una Repubblica fondata sulla scuola”

“Fondare l’integrazione sulla scuola è affermare che a noi non interessa una qualsivoglia accoglienza, semmai la condivisione di un atto educativo, formativo, volontario”. Così, in un editoriale per l’Huffington Post, si esprime Roberto Rossini, Docente di Sociologia, Presidente nazionale delle Acli. 

Il riferimento è alla recente proposta di tornare a discutere dello Ius Culturae, il principio per cui può ottenere la cittadinanza il minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro Paese entro il 12esimo anno di età. La condizione necessaria, però, è che abbia frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali per conseguire una qualifica professionale.

Ius Culturae: una Repubblica fondata sulla scuola

Per Rossini, superare la dicotomia tra Ius Soli – cittadinanza automatica se si nasce sul territorio di uno Stato – e Ius Sanguinis – cittadinanza automatica se si è figli di cittadini di un determinato Stato – è un’operazione assai meritoria.Con lo Ius Culturae si getterebbero le basi per una repubblica fondata sulla scuola.

“È evidente – argomenta Rossini – che non possiamo affrontare una delle principali sfide del futuro rimanendo rigidamente incollati ai tradizionali antagonismi del passato”. “Da anni dibattiamo sul come accogliere – spiega il docente – dimenticando che accogliere non basta: c’è un duro lavoro a seguire e lo Ius Culturae ben rappresenta almeno altri due di questi verbi. Soprattutto lo ius culturae pone al centro le nostre scuole come potente fattore di integrazione”.

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