Opinioni
Parole vuote, programmi astrusi e sigle incomprensibili: così hanno rovinato la scuola

di Alessandro Gnocchi per NicolaPorro.it
La scuola non insegna. D’accordo, ma sul banco degli imputati meritano di salire la burocrazia ministeriale e i relativi consulenti. Programmi astrusi, orge di sigle incomprensibili, teorie balzane e palesemente inutili. Il tutto prescritto in documenti nei quali linguaggio e grammatica sono solo lontani parenti dell’italiano. I paroloni vuoti di significato danno l’illusione di serietà e profondità. La sintassi complicata e farraginosa vorrebbe riprodurre la complessità del pensiero ma finisce con l’assomigliare a un verbale (però scritto molto peggio).
Un professore sardo, con anni di esperienza alle spalle, ha scritto un pamphlet micidiale sul declino della scuola, riforma dopo riforma, circolare dopo circolare, idiozia dopo idiozia. Quindi La fuffoscuola. Lessico fuori dai denti di insegnante a fine carriera (Scepsi & Mattana editori, pagg. 126, euro 6) di Gigi Monello è una lettura fondamentale. Non c’è bisogno di editoriali pensosi e commenti vaporosi: basta Monello per sapere che, come vuole il luogo comune, il pesce puzza dalla testa, ci vorrebbe la volontà politica di invertire la rotta di 180 gradi. Ma ogni ministro è stato facilmente masticato, inghiottito e digerito dall’apparato. Sia detto inoltre a maggior lode di Scepsi & Mattana: come è possibile che il saggio di Monello non sia stato pubblicato dai grandi editori, impegnati invece a moltiplicare la fuffa sull’argomento? Passiamo oltre. Veniamo al bello, se così si può definire questo campionario di orrori nel quale si è imbattuto chiunque abbia insegnato per qualche tempo.


