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Gissi (Cisl): “Serve un sistema d’istruzione nazionale. Non aggravare squilibri tra territori”. L’INTERVISTA

Parola ai sindacati. Prosegue con Maddalena Gissi, segretario generale Cisl Scuola, la rassegna di interviste ai sindacalisti italiani sul tema istruzione. Quattro domande uguali per tutti per rispondere al personale della scuola.

L’intervista a Maddalena Gissi

Diplomati Magistrale. Dopo la sentenza gemella del CdS si attende la Cassazione il 12 marzo. Quale secondo il sindacato è la soluzione più idonea per le maestre?

Le sentenze 4 e 5 del Consiglio di Stato affermano in modo chiaro che il solo possesso del diploma non poteva costituire requisito sufficiente per accedere alle GAE, da cui migliaia di insegnanti sono stati assunti dopo esservi stati inseriti a seguito di sentenze oggi annullate. È grave che il pronunciamento del Consiglio di Stato sia giunto dopo una serie di altre decisioni si segno opposto, una vicenda che si è trascinata per anni e che oggi potrebbe avere conseguenze devastanti se non fosse stata individuata in sede politica una delle soluzioni per cui la CISL Scuola si è spesa con la massima determinazione.

Parlo del concorso straordinario, riservato ai docenti con almeno due anni di servizio; pur avendo noi avanzato proposte diverse, non c’è dubbio che migliaia di persone, condannate al licenziamento per le decisioni assunte in sede di Giustizia Amministrativa, avranno invece l’opportunità di continuare a lavorare. L’abbiamo detto tante volte e lo voglio ribadire: le vertenze legali sono l’extrema ratio quando si persegue la tutela di un interesse collettivo, perché fatalmente innescano una dialettica fra interessi e contro interessi che sfocia spesso in una guerra tra poveri.

Lo abbiamo visto anche in questa vicenda, tant’è che insieme alla salvaguardia del posto di lavoro per i docenti diplomati a rischio di licenziamento abbiamo voluto che si tenesse conto anche di quanti, alla luce delle decisioni della Giustizia Amministrativa, hanno visto negli anni scorsi ingiustamente negato il proprio diritto ad essere assunti. Sui temi del precariato, che resta una vera e propria emergenza, saremo comunque in piazza il 12 marzo con iniziative in tutte le principali città italiane decise unitariamente.

Terza Fascia. Dopo le promesse del Senatore Pittoni ora si dà il contentino dei punti extra al concorso. Si poteva optare per una soluzione diversa per chi ha decenni di precariato alle spalle?

La decisione di valutare il servizio in un concorso ordinario, peraltro limitatamente – sembra di capire – a quello di imminente pubblicazione, ha senso solo perché si va nella direzione, che la CISL Scuola non condivide, di affidare esclusivamente ai concorsi il reclutamento, superando il sistema del “doppio canale”. La nostra posizione è diversa, e l’abbiamo più volte espressa. Per noi il doppio canale, opportunamente rivisitato, costituisce una soluzione più efficace, equa e realistica, tenuto conto di quanto sia esteso il ricorso al lavoro precario e di come sia nell’interesse stesso del buon funzionamento del sistema, oltre che dei precari. Creare opportunità di stabilizzazione dei rapporti di lavoro indispensabili per garantire una regolare attività didattica.

Oggi i canali esistenti non consentono di coprire nemmeno la metà dei posti vuoti. Come accaduto lo scorso settembre ci sono 150.000 supplenti in cattedra, in gran parte reclutati dalle seconde e terze fasce. Si ripensi la struttura del secondo canale di reclutamento, anziché intestardirsi nella scelta, irrealistica e ideologica, dell’unico canale concorsuale.

Classi pollaio. Si torna a discutere alla Camera sull’annoso problema, ma a monte mancano le risorse finanziarie. E’ ancora il caso di parlarne?

È sempre il caso di parlarne. Purché non accada che certi argomenti, molto sbandierati quando si è all’opposizione, non trovino poi le indispensabili coperture economiche quando si hanno responsabilità di governo. Il fatto è che il problema del sovraffollamento non si risolve a costo zero, così come è impensabile che si possa espandere il tempo pieno al sud mettendo a disposizione duemila posti in più. Benvenuti, ci mancherebbe, ma paragonabili a una goccia nel mare.

Autonomia scolastica. La regionalizzazione aumenta il divario tra Nord e Sud oppure la scuola è pronta alla tanto amata proposta del Governo?

La nostra posizione al riguardo è molto chiara e determinata. Al Paese serve un sistema di istruzione unitario e nazionale, anche per non aggravare gli squilibri fra territori, ma non solo per questo. La scuola pubblica è stata pensata dai Padri costituenti come fattore di promozione di identità culturale e di coesione, come garanzia di pari opportunità formative su tutto il territorio nazionale, come strumento attraverso il quale la Repubblica punta a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. La doverosa attenzione alle specificità di ogni territorio, oltre che dalle competenze affidate già attualmente alle Regioni in termini di programmazione dell’offerta formativa e della rete scolastica, è oggi garantita dall’autonomia delle istituzioni scolastiche. Prerogativa riconosciuta dalla stessa Costituzione.

Autonomia che va tenuta al riparo da invadenze della politica. Un rischio che l’accentuato potere alle Regioni renderebbe sicuramente più elevato, come già dimostrano le esperienze di governo decentrato del sistema scolastico. Come ha detto efficacemente la segretaria generale della CISL Annamaria Furlan in una sua dichiarazione di qualche tempo fa, quando i progetti di devolution sono emersi dalle “grotte” in cui sembravano nascosti, se c’è una competenza che deve rimanere allo Stato per dare prospettive e diritto all’istruzione a tutti i bambini, a tutti i ragazzi da Trieste a Palermo, è proprio quella relativa all’istruzione e alla scuola.

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