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Supplenze ATA, PD contro l’esclusione di quattro Regioni dai 19 milioni: presentata un’interrogazione

Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna e Toscana restano fuori dal riparto delle risorse destinate alle supplenze temporanee del personale ATA. Irene Manzi e i deputati PD delle quattro Regioni chiedono al ministro Valditara di chiarire le ragioni della scelta e di rivedere il provvedimento.

ROMA – È destinato ad alimentare il confronto politico sulla riorganizzazione della rete scolastica il riparto dei 19 milioni di euro destinati alle supplenze temporanee del personale ATA per l’anno scolastico 2026/2027.

A contestare l’esclusione di Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna e Toscana sono la capogruppo del Partito Democratico in commissione Istruzione, Irene Manzi, e i deputati democratici delle quattro Regioni, che hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Il tema era stato affrontato il 15 settembre 2026 nel corso dell’incontro tra Ministero e organizzazioni sindacali dedicato al provvedimento di riparto. Secondo quanto riferito dalla CISL Scuola, le quattro Regioni sono escluse perché non hanno adottato autonomamente i propri piani di dimensionamento della rete scolastica: in questi territori il procedimento è stato invece portato avanti attraverso il potere sostitutivo dello Stato e la nomina di commissari ad acta.

Supplenze ATA, perché le quattro Regioni sono escluse

Il nodo della controversia riguarda il criterio individuato per distribuire le risorse.

La normativa ha previsto uno stanziamento complessivo di 19 milioni di euro per consentire l’attivazione di posti aggiuntivi di personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle istituzioni scolastiche interessate dal dimensionamento.

La relazione tecnica parlamentare stima che le risorse possano consentire circa 630 incarichi temporanei ATA, con una durata di dieci mesi, dal settembre 2026 al giugno 2027.

Il dossier del Senato chiarisce inoltre che la misura ha carattere temporaneo e riguarda le istituzioni scolastiche delle Regioni che hanno aderito autonomamente al piano di dimensionamento.

È proprio questo requisito a determinare l’esclusione di Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna e Toscana.

Il caso del dimensionamento commissariale

Secondo il Partito Democratico, il criterio utilizzato dal Ministero non terrebbe adeguatamente conto degli effetti concreti del dimensionamento sulle scuole.

La posizione espressa da Manzi e dai deputati PD delle quattro Regioni è che, sebbene i piani non siano stati adottati autonomamente dalle amministrazioni regionali, il dimensionamento sia stato comunque realizzato attraverso l’intervento dello Stato.

Il 12 gennaio 2026, il Consiglio dei ministri aveva infatti deliberato l’esercizio del potere sostitutivo per i piani di dimensionamento della rete scolastica 2026/2027 di Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria, disponendo contestualmente la nomina dei commissari ad acta.

La questione assume quindi una particolare rilevanza: da una parte vi è l’esigenza di rispettare il criterio previsto dalla normativa per l’accesso alle risorse; dall’altra, le Regioni escluse sostengono che gli effetti organizzativi del dimensionamento siano presenti anche nei territori nei quali gli accorpamenti sono stati realizzati attraverso il commissariamento.

Manzi: “Una scelta arbitraria e grave”

Nel comunicato diffuso dal Partito Democratico, Irene Manzi contesta la decisione del Ministero e chiede di rivedere il riparto.

“Il criterio adottato dal Ministero è tanto formale quanto discutibile nel merito”, sostiene la deputata dem, sottolineando che nelle quattro Regioni “il dimensionamento si è comunque realizzato, attraverso l’esercizio del potere sostitutivo dello Stato e la nomina di commissari ad acta”.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’interrogazione, gli accorpamenti avrebbero prodotto anche in questi territori un aumento della complessità organizzativa e gestionale delle istituzioni scolastiche, con conseguenti ricadute sul lavoro dei DSGA e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Il PD chiede pertanto al ministro di spiegare le ragioni dell’esclusione e di valutare una revisione del riparto.

Le risorse ATA e gli effetti sul funzionamento delle scuole

La controversia non riguarda soltanto il meccanismo di assegnazione dei fondi, ma anche la possibilità per le scuole di disporre di personale aggiuntivo per affrontare gli effetti degli accorpamenti.

Il personale ATA svolge infatti funzioni amministrative, tecniche e ausiliarie indispensabili al funzionamento ordinario degli istituti. L’incremento del numero di plessi e la maggiore articolazione organizzativa conseguente al dimensionamento possono incidere sulla distribuzione dei carichi di lavoro e sull’organizzazione dei servizi.

Per il Ministero, tuttavia, il requisito dell’adozione autonoma del dimensionamento costituisce il presupposto per l’accesso alla misura. Durante l’incontro del 15 settembre, secondo quanto riferito dalla CISL Scuola, l’Amministrazione avrebbe spiegato che un’estensione delle risorse alle scuole interessate dal commissariamento sarebbe in contrasto con la norma e potrebbe incontrare problemi in sede di controllo della Corte dei conti.

Quattro Regioni chiedono un cambio di rotta

La questione ha provocato reazioni anche a livello regionale.

Gli assessori all’Istruzione di Umbria, Emilia-Romagna, Sardegna e Toscana hanno contestato l’esclusione dai 19 milioni, sostenendo che il dimensionamento sia stato comunque realizzato nei rispettivi territori attraverso il commissariamento.

Il confronto si inserisce dunque in una più ampia controversia sulle modalità di attuazione del dimensionamento scolastico previsto nell’ambito degli obiettivi collegati al PNRR.

L’Emilia-Romagna, inoltre, ha impugnato la norma davanti alla Corte costituzionale, contestando anche il carattere dell’esclusione dalle risorse aggiuntive; il ricorso risulta pendente.

Cosa prevede il piano per il personale ATA

Le risorse complessivamente stanziate ammontano a 19 milioni di euro. La relazione tecnica parlamentare evidenzia che una quota del finanziamento è destinata alla copertura delle eventuali sostituzioni, mentre la parte restante è destinata agli incarichi temporanei.

Il calcolo contenuto nel dossier parlamentare porta a una stima di circa 630 incarichi ATA, considerando contratti della durata di dieci mesi.

Si tratta quindi di un intervento temporaneo collegato all’anno scolastico 2026/2027 e finalizzato a sostenere le istituzioni scolastiche interessate dal processo di riorganizzazione della rete.

L’interrogazione del PD al ministro Valditara

Con l’interrogazione parlamentare, il Partito Democratico chiede al ministro dell’Istruzione e del Merito di chiarire i presupposti del riparto e, in particolare, le ragioni per cui le quattro Regioni non siano state incluse nella distribuzione delle risorse.

La richiesta politica è quella di rivedere il criterio, considerando non soltanto la modalità amministrativa attraverso la quale il dimensionamento è stato approvato, ma anche gli effetti organizzativi prodotti dagli accorpamenti sulle istituzioni scolastiche.

La vicenda resta quindi aperta su due piani: quello normativo-amministrativo, relativo all’interpretazione dei requisiti previsti per l’accesso ai fondi, e quello politico-istituzionale, relativo all’opportunità di garantire risorse aggiuntive alle scuole interessate dal dimensionamento indipendentemente dalla procedura attraverso la quale è stato realizzato.

La risposta del Ministero e l’eventuale evoluzione del provvedimento saranno determinanti per stabilire se il riparto resterà invariato o se verranno introdotte modifiche a favore delle istituzioni scolastiche delle quattro Regioni escluse.

di Redazione

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