Scuola, il doppio canale di reclutamento verso più immissioni in ruolo e continuità didattica
Pittoni: «Ridurre il precariato è fondamentale per migliorare la qualità dell’insegnamento»

La continuità didattica viene indicata sempre più spesso come uno degli elementi decisivi per elevare la qualità dell’apprendimento nelle scuole italiane. Garantire agli studenti la presenza degli stessi insegnanti per periodi più lunghi consente infatti di costruire percorsi educativi più efficaci e di valorizzare al meglio le potenzialità di ciascun alunno.
Su questo tema interviene Mario Pittoni, responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega ed ex presidente della Commissione Cultura del Senato, che rilancia il progetto del cosiddetto “doppio canale” di reclutamento dei docenti come strumento per contrastare il fenomeno del precariato e favorire le assunzioni a tempo indeterminato.
Lo studio sul reclutamento degli insegnanti in Europa
Alla base della proposta vi è un’analisi comparativa dedicata ai sistemi di selezione e assunzione degli insegnanti nei Paesi dell’Unione Europea. Dallo studio emerge che il concorso pubblico, pur rappresentando uno strumento centrale in molti ordinamenti, non costituisce ovunque l’unica modalità di accesso alla professione docente.
Secondo Pittoni, il confronto con gli altri modelli europei può offrire indicazioni utili per ripensare alcuni aspetti del sistema italiano, in particolare per quanto riguarda la formazione iniziale, l’abilitazione e l’ingresso stabile nel mondo della scuola.
L’idea del doppio canale si ispira a un’impostazione già sostenuta nel 1989 dall’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella e mira a incrementare le assunzioni a tempo indeterminato, riducendo progressivamente il ricorso alle supplenze.
Le modifiche concordate con la Commissione europea
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il confronto sviluppato negli ultimi anni con la Commissione europea sugli obiettivi collegati al PNRR per il settore dell’istruzione.
Pittoni evidenzia come gli accordi inizialmente sottoscritti dal precedente Governo prevedessero concorsi annuali privi di graduatorie di merito permanenti. In tale scenario, i candidati risultati idonei ma non vincitori avrebbero dovuto ripresentarsi a nuove selezioni ogni anno, senza poter valorizzare il risultato già ottenuto.
Dopo un lungo negoziato con Bruxelles, è stata invece reintrodotta la possibilità di utilizzare graduatorie di merito, riconoscendo un percorso più stabile agli idonei dei concorsi legati al PNRR.
Idonei PNRR, cosa cambia dal 2026/2027
Le novità più significative entreranno a regime dall’anno scolastico 2026/2027. Gli idonei dei concorsi svolti a partire dal 2020 potranno essere inseriti in appositi elenchi regionali aggiornabili annualmente fino all’immissione in ruolo.
Il meccanismo consentirà ai candidati già risultati idonei di concorrere alle assunzioni senza dover affrontare ulteriori prove concorsuali. Per Pittoni si tratta di una svolta importante perché introduce un sistema più lineare e meno frammentato rispetto al passato.
Nella fase iniziale, precisa l’esponente della Lega, l’impatto sulle assunzioni dipenderà dalla disponibilità effettiva dei posti. Successivamente, una volta completata la fase transitoria dei concorsi PNRR, il nuovo modello potrebbe favorire un incremento delle immissioni in ruolo, come avvenuto nel 2023 quando oltre 22 mila idonei del concorso ordinario 2020 furono assunti.
L’obiettivo: superare il “selezionificio” permanente
Secondo Pittoni, la creazione degli elenchi regionali rappresenta anche un segnale di apertura da parte delle istituzioni europee verso modalità di reclutamento che valorizzino percorsi già completati dai candidati.
L’intenzione dichiarata è quella di evitare che gli aspiranti docenti siano costretti a partecipare continuamente a nuove procedure selettive, spesso caratterizzate da tempi lunghi, costi elevati e risultati incerti. Un sistema che, negli anni, ha contribuito ad alimentare il fenomeno del precariato nella scuola italiana.
Il tema delle GPS e l’ipotesi delle GPSR
Conclusa la fase relativa agli idonei dei concorsi, l’attenzione si sposta sui docenti inseriti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), considerate da Pittoni il prossimo passaggio del percorso di riforma.
Le GPS hanno già consentito in passato l’accesso al ruolo in alcune specifiche circostanze, soprattutto per il sostegno. L’obiettivo ora sarebbe quello di ampliare tale esperienza attraverso la creazione delle GPSR, ovvero Graduatorie Provinciali per le Supplenze e il Ruolo, utilizzabili sia per i posti di sostegno sia per quelli comuni.
Secondo il responsabile del Dipartimento Istruzione della Lega, questo strumento rappresenterebbe un ulteriore tassello del modello di reclutamento diversificato previsto dal disegno di legge sul doppio canale.
Il nodo delle risorse economiche
Rimane aperta la questione della sostenibilità finanziaria delle stabilizzazioni. Pittoni sottolinea come uno dei principali ostacoli sia rappresentato dalla differenza di costo tra personale assunto a tempo indeterminato e personale supplente.
Una riduzione di tale divario, osserva, potrebbe favorire una maggiore disponibilità da parte degli organismi competenti a sostenere processi di assunzione strutturale, considerando che docenti di ruolo e supplenti svolgono le medesime funzioni all’interno delle istituzioni scolastiche.
Le ultime misure del Governo
Nel frattempo, il Decreto PA 2025 ha previsto la sospensione di alcuni vincoli relativi alle procedure concorsuali per i bandi pubblicati entro il 31 dicembre 2025, anche nel caso in cui le graduatorie vengano approvate nel corso dell’anno successivo.
Inoltre, l’ultima legge di bilancio contiene un impegno del Governo a valutare la limitazione dell’avvio di nuovi concorsi per profili professionali già presenti in graduatorie valide, favorendo prioritariamente lo scorrimento degli elenchi esistenti.
Per i sostenitori del doppio canale, si tratta di segnali che potrebbero contribuire alla costruzione di un sistema di reclutamento più stabile, capace di ridurre il precariato e garantire una maggiore continuità didattica nelle scuole italiane.
A cura di Diego Palma



