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Violenza nelle scuole, FederIstruzione replica a Valditara: «I docenti aggrediti sono troppo spesso lasciati soli»

Antonio Scarpellino: «Non denunciare è un errore, ma chi subisce un'aggressione sa di dover affrontare un percorso fatto di isolamento, paura e assenza di tutele»

ROMA – Le recenti dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, secondo cui il docente aggredito dagli studenti avrebbe sbagliato a non denunciare l’accaduto, continuano a far discutere il mondo della scuola. Un tema delicato che tocca non solo il principio della legalità, ma anche la condizione concreta di migliaia di insegnanti e operatori scolastici che ogni anno si trovano a fare i conti con episodi di violenza, intimidazioni e minacce all’interno degli istituti.

A intervenire nel dibattito è Antonio Scarpellino, Segretario Generale di FederIstruzione, che pur riconoscendo la correttezza del principio espresso dal ministro, invita a guardare oltre la semplice affermazione e a interrogarsi sulle ragioni che spesso spingono le vittime a non denunciare.

«Sì, è vero: non denunciare un’aggressione è un errore. Su questo possiamo essere d’accordo. Ma fermarsi qui è comodo. Troppo comodo», afferma Scarpellino in una nota.

Secondo il responsabile sindacale, il problema non riguarda soltanto la scelta individuale del docente, ma un sistema che troppo spesso non riesce a garantire protezione e sostegno a chi subisce violenza.

Il fenomeno delle aggressioni ai docenti

Negli ultimi anni il tema della sicurezza nelle scuole è diventato centrale nel dibattito pubblico. Le cronache riportano con crescente frequenza episodi che vedono insegnanti e personale scolastico vittime di aggressioni verbali e fisiche da parte di studenti, genitori o soggetti esterni.

Una situazione che, secondo FederIstruzione, genera un clima di forte preoccupazione tra i lavoratori del comparto e alimenta un senso di sfiducia verso gli strumenti di tutela attualmente disponibili.

«Chi vive la scuola ogni giorno sa perfettamente che un docente aggredito, nella maggior parte dei casi, viene lasciato completamente solo», sostiene Scarpellino.

Per il Segretario Generale del sindacato, la decisione di non denunciare non nasce quasi mai da superficialità o disinteresse, ma dalla consapevolezza delle difficoltà che potrebbero seguire.

«Chi denuncia rischia di restare isolato»

Nella sua analisi, Scarpellino descrive una realtà nella quale la vittima dell’aggressione si trova spesso a dover affrontare un percorso complesso senza un reale supporto.

«Il professore che non denuncia spesso lo fa perché sa già come andrà a finire. Sa che verrà isolato. Sa che il dirigente scolastico farà di tutto per non essere coinvolto. Sa che molti colleghi, per paura di conseguenze o complicazioni, preferiranno restare ai margini della vicenda».

Parole che mettono in evidenza un aspetto spesso poco discusso: il timore di esporsi e di dover affrontare da soli un iter burocratico, amministrativo e giudiziario che può diventare particolarmente gravoso per chi già vive una condizione di fragilità emotiva dopo l’aggressione.

Secondo FederIstruzione, il problema riguarda anche una cultura organizzativa che tende a minimizzare i conflitti per evitare ripercussioni sull’immagine degli istituti scolastici.

La critica alla logica del “cliente ha sempre ragione”

Uno dei passaggi più significativi dell’intervento riguarda quella che Scarpellino definisce la progressiva trasformazione del rapporto educativo.

«La logica del cliente ha sempre ragione ha invaso anche la scuola», denuncia il dirigente sindacale.

Una visione che, secondo FederIstruzione, rischia di alterare il ruolo dell’istituzione scolastica, spostando l’attenzione dalla tutela del personale alla necessità di evitare tensioni con studenti e famiglie.

«È più semplice blandire gli aggressori che difendere l’aggredito. È più semplice mettere a posto le carte che mettere la faccia. È più semplice parlare di educazione che assumersi responsabilità».

Una critica che si inserisce nel più ampio dibattito sul ruolo della scuola contemporanea e sull’equilibrio tra diritti degli studenti, responsabilità delle famiglie e tutela dei lavoratori.

Le proposte di FederIstruzione per tutelare il personale scolastico

FederIstruzione sostiene che la lotta alla violenza nelle scuole debba passare attraverso interventi concreti e non limitarsi a dichiarazioni che, secondo il sindacato, rischiano di restare prive di effetti pratici.

Tra le misure indicate dal sindacato vi sono:

  • assistenza legale gratuita per il personale vittima di aggressioni;
  • copertura delle spese giudiziarie sostenute dai docenti;
  • supporto gratuito psicologico professionale e continuativo;
  • procedure rapide per la gestione degli episodi di violenza;
  • tutela amministrativa e professionale per chi decide di denunciare;
  • interventi specifici per prevenire forme di isolamento o ritorsione all’interno degli ambienti di lavoro.

«Solo quando saranno garantite queste condizioni si potrà chiedere ai lavoratori di affrontare serenamente il percorso della denuncia», afferma Scarpellino.

L’esperienza diretta del sindacato

Nel suo intervento, il Segretario Generale richiama anche l’esperienza maturata nell’assistenza ai lavoratori vittime di aggressioni.

«Ho difeso più volte personale scolastico aggredito. Il senso di solitudine che queste persone vivono è devastante. In molti casi eravamo gli unici a offrire protezione e supporto mentre attorno a loro si creava un clima fatto di paura, silenzi e freddezza burocratica».

Un racconto che, secondo il sindacato, dimostra come il problema non sia soltanto giuridico, ma anche umano e organizzativo.

Sicurezza e senso di appartenenza: la sfida per la scuola italiana

Nelle conclusioni della nota emerge una riflessione più ampia sullo stato della comunità scolastica.

Per Scarpellino, la scuola italiana soffre oggi della mancanza di un autentico spirito di appartenenza e di una rete di solidarietà professionale capace di sostenere chi si trova in difficoltà.

«Diciamolo senza ipocrisie: nella scuola manca un vero senso di appartenenza, manca un corporativismo sano, manca empatia. E finché chi subisce violenza verrà lasciato solo, parlare di errore nel non denunciare rischierà di essere soltanto una frase pronunciata da chi non conosce fino in fondo la realtà quotidiana delle scuole».

Le dichiarazioni del Segretario Generale di FederIstruzione rilanciano così il confronto sul tema della sicurezza negli istituti scolastici, una questione destinata a restare al centro dell’agenda politica e sindacale nei prossimi mesi, mentre cresce la richiesta di misure efficaci per garantire protezione e dignità a tutto il personale della scuola.

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