AperturaCopertinaDocentiNewsOpinioniPRIMO PIANOULTIMEUncategorized

I Promessi Sposi e la scuola italiana. Dal romanzo di Manzoni alle nuove Indicazioni Nazionali: storia, norma e dibattito di una riforma che divide

I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni rappresentano da oltre un secolo uno dei pilastri irrinunciabili dei programmi di italiano nelle scuole superiori italiane. La recente bozza di Indicazioni Nazionali per i licei, elaborata dalla Commissione ministeriale presieduta dalla pedagogista Loredana Perla per conto del Ministero dell’Istruzione e del Merito guidato dal Prof. Giuseppe Valditara, propone lo spostamento del capolavoro manzoniano dal biennio al quarto anno. La misura ha generato un ampio dibattito culturale, pedagogico e politico. Il presente articolo ripercorre le origini dell’opera, la sua storia scolastica dall’Unità d’Italia ad oggi e analizza le ragioni e le criticità della proposta riformatrice.

L’opera e il suo autore: Alessandro Manzoni e la genesi dei Promessi Sposi                                                                                                                

Alessandro Manzoni (Milano, 7 marzo 1785 – 22 maggio 1873) è universalmente riconosciuto come uno dei massimi scrittori della letteratura italiana dell’Ottocento. Figura centrale del Romanticismo italiano, Manzoni intrecciò la propria produzione letteraria con un profondo impegno religioso cattolico e con la causa risorgimentale, contribuendo in modo determinante alla formazione di una coscienza nazionale italiana.

L’idea del romanzo risale al 24 aprile 1821, quando Manzoni avviò la prima stesura di quella che inizialmente intitolò Fermo e Lucia. I lavori furono interrotti e ripresi più volte: la seconda redazione, denominata Gli Sposi Promessi, è databile tra il 1823 e il 1825. La versione definitiva del romanzo, I Promessi Sposi, fu pubblicata in prima edizione tra il 1825 e il 1827 e poi rielaborata nella cosiddetta “ventisettana”, ovvero la seconda edizione definitiva del 1840, che Manzoni sottopose a un’accurata revisione linguistica in senso toscano-fiorentino, nel quadro del suo impegno per l’unificazione della lingua italiana.

Il romanzo narra le vicende di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, due giovani promessi sposi della Lombardia del Seicento, ostacolati nelle nozze dal nobile don Rodrigo. L’opera affresca con straordinaria profondità la società del tempo – l’oppressione spagnola, la pestilenza del 1630, le carestie, il sistema del potere – intrecciando la vicenda privata dei protagonisti con la grande Storia, in una visione cristiana e provvidenzialistica della realtà.

L’ingresso nella scuola italiana: dalla fine dell’Ottocento al Novecento      

Il legame tra i Promessi Sposi e l’istituzione scolastica non è casuale né recente: esso affonda le radici nel processo stesso di costruzione dello Stato unitario italiano. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, il romanzo cominciò a fare ingresso nelle antologie scolastiche e nelle grammatiche, venendo progressivamente adottato come strumento privilegiato per l’insegnamento della lingua italiana alle giovani generazioni.

Con i Programmi ministeriali del 1888, il romanzo di Manzoni ottenne il pieno riconoscimento istituzionale, diventando lettura obbligatoria nelle scuole superiori. La scelta era motivata da una duplice esigenza: da un lato, diffondere una lingua nazionale unitaria in un Paese reduce da secoli di frammentazione politica e dialettale; dall’altro, formare l’identità civile e morale dei nuovi cittadini italiani attraverso i valori e i tipi psicologici tratteggiati da Manzoni.

La collocazione tradizionale al biennio delle scuole superiori – tipicamente in seconda – si è consolidata nel corso del Novecento, resistendo alle numerose riforme dei programmi scolastici che si sono succedute. Per oltre un secolo, i Promessi Sposi hanno rappresentato il testo-cardine dell’italiano nel primo ciclo delle superiori, accompagnando generazioni di studenti italiani nel loro primo contatto con la grande letteratura.

Non mancarono, tuttavia, voci critiche. Già a partire dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, pedagogisti e docenti iniziarono a segnalare la difficoltà linguistica e concettuale del testo per studenti quattordicenni, nonché il rischio che l’imposizione scolastica si trasformasse in un ostacolo al godimento autentico dell’opera. Lo scrittore siciliano Andrea Camilleri confessò di aver dovuto aspettare i trent’anni per scoprire “uno scrittore vivo, coinvolgente, ironico, spietato a volte”, del tutto diverso dall’immagine scolastica del “melenso moralista frequentatore di sacrestie”.

La proposta della Commissione Perla e le nuove Indicazioni Nazionali          

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito, guidato dal Prof. Giuseppe Valditara, ha affidato alla Commissione ministeriale presieduta dalla pedagogista Loredana Perla l’elaborazione di nuove Indicazioni Nazionali per i licei, destinate a entrare in vigore a partire dall’anno scolastico 2026/2027. La bozza del documento è stata pubblicata e aperta a una fase di consultazione pubblica, nel corso della quale sono stati coinvolti anche i rappresentanti delle Consulte studentesche.

Il punto più dibattuto della riforma riguarda proprio i Promessi Sposi: la proposta prevede lo spostamento del romanzo manzoniano dal biennio al quarto anno. Nei primi due anni, i docenti avranno la facoltà di proporre letture alternative – almeno tre libri di vario genere, attingendo a un’ampia lista che spazia da Pasolini ad Agatha Christie – con l’obiettivo di stimolare il piacere della lettura attraverso testi linguisticamente più accessibili e vicini alla sensibilità degli adolescenti odierni.

La nota ministeriale motiva la scelta ricordando che i Promessi Sposi entrarono nei programmi scolastici nell’Ottocento come “classico contemporaneo”: una qualifica che oggi il testo non possiede più. La proposta è dunque di restituire al romanzo la sua naturale collocazione storico-letteraria, affrontandolo nel quarto anno, quando il programma tratta sistematicamente l’Ottocento.

Analoga logica ispira la revisione relativa alla Divina Commedia: lo studio della Commedia dantesca verrebbe concentrato tra il terzo e il quarto anno, liberando il quinto anno per la letteratura del Novecento e della contemporaneità, spesso sacrificata nelle programmazioni attuali per mancanza di tempo.

La posizione del Ministro Valditara: perplessità e prudenza istituzionale                                                                                                          

In modo inusuale rispetto alla prassi ministeriale, il titolare del MIM ha preso le distanze – almeno parzialmente – dalla proposta elaborata dalla Commissione da lui stesso nominata. In una dichiarazione pubblica, il Ministro Valditara ha affermato:

“È una proposta della Commissione, ha una sua ragionevolezza ma ho qualche perplessità perché ritengo che i Promessi Sposi di Manzoni siano particolarmente formativi anche per un giovane di 14/15 anni. Penso sia prematuro dare per scontata questa innovazione.”

Il dibattito culturale e pedagogico                                                                   

La proposta ha scatenato un vivace dibattito sui principali organi di stampa nazionali e nel mondo dell’istruzione. Le posizioni si dividono sostanzialmente in due fronti.

Favorevoli alla riforma: numerosi docenti e pedagogisti segnalano che i Promessi Sposi, nella prassi didattica attuale, non venivano già praticamente letti integralmente. La lettura si era da tempo ridotta a una selezione antologica per “highlights”, con effetti controproducenti: instillare negli studenti quindicenni un’avversione duratura verso l’opera, impedire una lettura autentica, e indurre la convinzione di averla letta attraverso il riassunto. Spostare Manzoni al quarto anno, quando il contesto storico-culturale dell’Ottocento è già noto agli studenti, permetterebbe una fruizione più consapevole e profonda del testo.

Contrari alla riforma: intellettuali, filologi e molti insegnanti di lettere sottolineano il rischio di una progressiva marginalizzazione dei classici a favore di testi più fruibili ma di minor spessore culturale. La presenza dei Promessi Sposi nel biennio non era soltanto funzionale all’apprendimento: essa assolveva a un compito di formazione identitaria, mettendo i giovani a contatto con i “tipi psicologici” della nazione – don Abbondio, Renzo, Lucia, l’Innominato – che hanno costruito l’immaginario collettivo italiano per oltre un secolo.

Profili normativi: le Indicazioni Nazionali nel sistema scolastico italiano                                                                                                                 

Dal punto di vista giuridico-normativo, le Indicazioni Nazionali costituiscono lo strumento attraverso cui il Ministero dell’Istruzione e del Merito – nell’esercizio delle proprie prerogative di indirizzo, ai sensi del D.Lgs. 297/1994 e delle norme successive in materia di autonomia scolastica – definisce i contenuti fondamentali dei percorsi didattici. Esse non hanno la natura di atti regolamentari vincolanti al pari di un decreto ministeriale, ma costituiscono linee guida curricolari che le istituzioni scolastiche autonome sono tenute a rispettare nella definizione dei propri Piani dell’Offerta Formativa (PTOF).

La procedura attualmente in corso prevede una fase di consultazione pubblica prima dell’adozione ufficiale del testo. Questa fase coinvolge i rappresentanti del mondo dell’istruzione, gli organi collegiali e – per la prima volta – anche i rappresentanti delle Consulte studentesche. L’adozione definitiva avverrà con provvedimento ministeriale e avrà efficacia a partire dall’anno scolastico 2026/2027.

Occorre precisare che la proposta non comporta l’eliminazione dei Promessi Sposi dai programmi scolastici: si tratta di una ricollocazione temporale nel percorso quinquennale. Il romanzo rimarrebbe materia di studio nel quarto anno, in connessione con l’insegnamento della storia letteraria dell’Ottocento, in una logica di maggiore coerenza storico-culturale.

Tra tradizione e innovazione, il futuro di Manzoni nella scuola                

La vicenda dei Promessi Sposi e della scuola italiana è, in fondo, la storia di un rapporto lungo e complesso tra un capolavoro letterario e un’istituzione che ne ha fatto, nel tempo, un simbolo dell’identità nazionale. La proposta di riforma non cancella questo rapporto: lo rimette in discussione, chiedendo alla scuola di affrontare Manzoni in modo più consapevole e contestualizzato.

Il dibattito aperto dalla bozza delle nuove Indicazioni Nazionali è prezioso, indipendentemente dal suo esito. Esso richiama l’attenzione su una questione irrisolta del sistema scolastico italiano: come si insegna davvero la grande letteratura? Come si trasforma uno “obbligo curricolare” in un incontro autentico con un testo fondamentale? La risposta non sta necessariamente nella collocazione del romanzo al primo o al quarto anno, ma nel modo in cui i docenti – sostenuti da un’adeguata formazione e da programmi coerenti – sapranno guidare i ragazzi dentro i quarantadue capitoli del più grande romanzo italiano di tutti i tempi.

Il procedimento normativo è ancora in corso. La parola finale spetta al Ministro, all’esito della consultazione. Ma il dibattito che ne è emerso ricorda a tutti – istituzioni, docenti, studenti e famiglie – che la scuola non è solo un luogo di trasmissione del sapere: è lo spazio in cui si costruisce, ogni giorno, l’identità culturale di un Paese.

Avv. Giuseppe Versace del foro di Bologna

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio