Scuola, Moschea a Firenze. Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale): “La scuola pubblica non è terreno di islamizzazione strisciante. Intervenga subito il Ministro Valditara”

Si intensifica il dibattito sul rapporto tra scuola pubblica e religione dopo le notizie emerse sull’istituto Sassetti-Peruzzi di Firenze. A intervenire con toni netti è Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che interpreta l’episodio come il segnale di una trasformazione più ampia del sistema scolastico italiano.
«Quanto sta emergendo non è un episodio marginale», dichiara Sforzini, parlando di una «deriva culturale precisa» che renderebbe la scuola pubblica «sempre più permeabile a pratiche confessionali» e, in alcuni casi, a modelli ritenuti incompatibili con i principi della tradizione giuridica italiana.
Il confine tra libertà religiosa e istituzione scolastica
Uno dei punti centrali della presa di posizione riguarda il delicato equilibrio tra libertà religiosa e neutralità delle istituzioni. Sforzini richiama esplicitamente la Costituzione, sottolineando come la libertà di culto sia un diritto garantito, ma distinto dalla possibilità di organizzare attività religiose all’interno della scuola.
«La scuola pubblica non è — e non può diventare — uno spazio di organizzazione del culto», afferma, evidenziando l’esistenza di una linea netta tra espressione individuale della fede e legittimazione istituzionale di pratiche religiose.
Secondo questa impostazione, il superamento di tale limite comporterebbe un cambiamento nella natura stessa dello Stato e delle sue istituzioni educative.
Il tema della parità tra studenti
Particolare attenzione viene posta anche su eventuali pratiche che possano introdurre differenze tra studenti e studentesse. Si tratta, secondo Sforzini, di un punto ancora più critico perché coinvolge direttamente i principi fondamentali dell’ordinamento.
«Non siamo più solo nel campo religioso, ma in quello dei diritti», sostiene, ribadendo che la scuola della Repubblica deve garantire la pari dignità tra uomo e donna senza eccezioni.
In questa prospettiva, qualsiasi forma di separazione o distinzione basata su motivazioni religiose verrebbe considerata incompatibile con i valori costituzionali e con la funzione educativa della scuola.
Inclusione e limiti del multiculturalismo
Nel suo intervento, Sforzini affronta anche il tema dell’inclusione, criticando quelle che definisce derive del multiculturalismo. Secondo il presidente del think tank, non esisterebbe «alcuna forma di inclusione che giustifichi un arretramento civile».
Il rischio, evidenziato, sarebbe quello di sostituire progressivamente simboli, tradizioni e riferimenti culturali, dando spazio a pratiche che potrebbero alterare l’identità del sistema scolastico italiano.
In questo contesto, viene utilizzata l’espressione “islamizzazione strisciante” per descrivere un processo ritenuto graduale e difficilmente percepibile, ma potenzialmente incisivo sulle istituzioni pubbliche.
La richiesta al Ministro dell’Istruzione
Alla luce delle criticità sollevate, il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha avanzato una richiesta formale di intervento al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
L’obiettivo è l’introduzione di una direttiva nazionale vincolante che definisca in modo chiaro i limiti entro cui può essere esercitata la libertà religiosa nelle scuole.
Tre i principi indicati come “non negoziabili”:
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nessuna scuola pubblica deve destinare spazi a funzioni di culto organizzato;
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la libertà religiosa deve restare una scelta individuale e non istituzionalizzata;
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deve essere vietata qualsiasi pratica che introduca differenze tra studenti su base religiosa.
Un dibattito destinato a proseguire
La presa di posizione si inserisce in un confronto più ampio che coinvolge scuola, politica e società, toccando temi sensibili come integrazione, identità culturale e diritti fondamentali.
Il caso di Firenze potrebbe quindi rappresentare solo l’inizio di una discussione destinata a proseguire anche a livello nazionale, soprattutto in un contesto in cui le scuole sono sempre più chiamate a confrontarsi con una realtà sociale complessa e multiculturale.
«Se la Nazione arretra nella scuola, arretra ovunque», conclude Sforzini, ribadendo la centralità dell’istituzione scolastica nella formazione dei cittadini e nella tutela dei principi fondamentali.




