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Idonei PNRR1 e concorso 2020: la grande esclusione che denuncia il fallimento del merito nella scuola italiana

Un’emergenza silenziosa: migliaia di docenti idonei lasciati senza cattedra

Sotto la superficie delle riforme che si susseguono a ritmo incessante, c’è una storia che non trova spazio nei comunicati ufficiali né nei tavoli politici. È una storia composta da migliaia di docenti che hanno creduto nello Stato, partecipato ai concorsi pubblici, superato prove difficili e ottenuto punteggi pienamente idonei all’insegnamento.
Sono gli idonei PNRR1 e gli idonei del concorso straordinario 2020: professionisti della scuola rimasti fuori da graduatorie che, in teoria, avrebbero dovuto valorizzarli.

Parliamo di insegnanti preparati, con anni di servizio alle spalle, che hanno superato selezioni senza ombre, senza trucchi, senza copiature e senza “scorciatoie burocratiche”. Eppure, oggi si ritrovano esclusi, dimenticati o relegati in elenchi che non conducono da nessuna parte.

Il paradosso è lampante: la scuola italiana soffre di cronica mancanza di docenti, ma lo Stato non assume chi ha già dimostrato capacità e competenze.

La domanda che scuote la comunità scolastica: cosa avrebbero fatto i ministri più apprezzati della nostra storia recente?

In questo scenario opaco, molti docenti evocano una domanda provocatoria ma legittima:

“Cosa sarebbe accaduto se la scuola fosse stata guidata da Falcucci, Berlinguer o Profumo?”

Tre ministri molto diversi tra loro, ma accomunati da un tratto: la coerenza tra parole e azioni.

Franca Falcucci: la scuola come crescita, non come strumento di esclusione

Franca Falcucci è ricordata come una delle ministre più illuminate dell’istruzione italiana.
Mite, ma profondamente determinata, fu lei a promuovere la chiusura delle scuole differenziali e ad avviare un percorso di inclusione reale, molto prima che la parola diventasse un’etichetta di moda.

Il suo principio cardine era chiaro:
“La scuola non è selezione, è crescita.”

È difficile immaginare che avrebbe accettato l’umiliazione degli idonei, costretti a vedere la loro idoneità svuotata di valore. Falcucci avrebbe chiesto trasparenza, continuità, responsabilità istituzionale. Non avrebbe mai permesso che una selezione superata diventasse un mero esercizio burocratico.

Luigi Berlinguer: un riformatore che avrebbe difeso il merito autentico

Amato e discusso, Luigi Berlinguer è stato uno dei pochi ministri che ha provato davvero a modernizzare il sistema scolastico italiano, talvolta pagando un prezzo politico alto.
La sua idea di merito era rigorosa ma equa: non uno strumento di esclusione, ma una leva per far crescere il sistema.

Impossibile pensare che avrebbe accettato l’attuale gestione degli idonei PNRR1 e del concorso 2020.
La scelta di bandire nuovi concorsi senza far scorrere completamente le graduatorie dei precedenti sarebbe stata, per lui, un’anomalia intollerabile.
Avrebbe chiesto coerenza e rispetto verso chi il merito lo ha dimostrato sul campo.

Francesco Profumo: la logica manageriale che oggi manca

Francesco Profumo, ministro tecnico ma profondamente immerso nella vita reale delle istituzioni scolastiche, avrebbe probabilmente adottato un approccio pragmatico:

  • se un docente supera una selezione,

  • se dimostra competenze disciplinari e didattiche,

  • se la scuola ha ampie necessità di personale,

allora quel docente deve essere assunto.
Semplice, lineare, efficace.

Una scelta che avrebbe evitato l’attuale spreco di risorse umane e finanziarie, oltre che di energie psicologiche.

La realtà odierna: una scuola che predica merito, ma pratica l’esatto contrario

Negli ultimi mesi si è assistito a una contraddizione sempre più evidente:
mentre la politica proclama la centralità della meritocrazia, gli idonei – cioè coloro che il merito lo hanno già dimostrato – vengono ignorati.

A essere puniti sono proprio coloro che hanno scelto la via più onesta e trasparente:

  • chi ha studiato anni per prepararsi alle prove;

  • chi ha superato esami difficili;

  • chi non ha copiato;

  • chi non ha cercato protezioni politiche o sindacali;

  • chi non ha acquistato titoli all’estero per accelerare la carriera.

Gli idonei PNRR1 sono rimasti fuori nonostante la legge li definisse “pronti all’insegnamento”.
Gli idonei del concorso 2020 sono rimasti in un limbo perché il Governo ha preferito aprire nuove procedure piuttosto che rispettare le graduatorie già esistenti.
Secondo molti, un amministratore rigoroso come Mario Draghi non avrebbe mai accettato un simile strappo amministrativo in itinere.

Una generazione di docenti tradita: precarietà, norme mutevoli e anni di sacrifici ignorati

Il risultato è una generazione di insegnanti costretta a fare i conti con:

  • norme che cambiano senza preavviso,

  • attese infinite,

  • incertezze professionali,

  • una narrazione pubblica che parla di eccellenza mentre lascia fuori chi eccellente lo è davvero.

Molti docenti descrivono questo periodo come una delle pagine più umilianti della storia recente della scuola italiana.

E i sindacati? Il grande silenzio che divide la categoria

In questo scenario spicca un’altra assenza: quella dei sindacati.
Una parte significativa del fronte sindacale ha preferito concentrarsi sulle battaglie per le GPS e per il doppio canale, trascurando completamente gli idonei dei concorsi ordinari e straordinari.

Per molti insegnanti, si tratta di un tradimento vero e proprio:
un sindacato che ignora chi ha superato selezioni difficili non tutela il lavoro, ma la politica.

Viene spontaneo chiedersi:
“Dove erano, e dove sono, i sindacati quando migliaia di docenti idonei venivano esclusi da ogni possibilità di assunzione?”

La lezione dei ministri del passato: lo Stato deve essere coerente

Se Falcucci, Berlinguer e Profumo potessero parlare oggi, probabilmente direbbero tutti la stessa cosa:

“Lo Stato non può chiedere studio, impegno e sacrificio per poi voltarsi dall’altra parte quando i cittadini seguono le regole.”

Il rispetto degli idonei non è un favore: è un obbligo morale e istituzionale.
È la condizione minima per parlare di merito, per evitare sprechi e per proteggere la dignità di chi lavora ogni giorno nelle scuole italiane.

Restituire valore agli idonei significa restituire credibilità allo Stato.

Articolo a cura di Francesca Gabriele, giornalista e docente.

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