Scuola e identità: il dibattito sulla sfera privata dei minori secondo la docente Francesca Gabriele

di Francesca Gabriele — docente e giornalista
Nel dibattito sempre più acceso sull’educazione affettiva e sull’identità nelle scuole italiane, emergono le preoccupazioni di molti genitori e insegnanti che vivono quotidianamente la realtà delle classi. Tra queste voci c’è quella di Francesca Gabriele, docente e giornalista, che offre una riflessione articolata sul ruolo della scuola e sui confini delicati che la separano dall’ambito familiare e personale.
Secondo Gabriele, la scuola già svolge un compito educativo significativo. Ogni giorno si affrontano temi fondamentali come il rispetto reciproco, la prevenzione del bullismo, l’accoglienza delle diversità, la legalità e la convivenza civile. Sono proprio queste attività, consolidate anche all’interno delle ore di educazione civica, a costituire la base della formazione di cittadini consapevoli, responsabili e inclusivi.
Ma, sottolinea la docente, esiste un limite da non oltrepassare: l’identità sessuale non può essere trattata come una disciplina o un contenuto programmabile. “È un percorso profondamente personale”, osserva, “che cresce dentro la famiglia, accompagnato da chi ti vuole bene e con i tempi giusti, senza pressioni”. Per Gabriele, è fondamentale evitare percorsi che possano diventare invasivi, soprattutto quando si rivolgono a ragazzi e ragazze che non dispongono ancora degli strumenti emotivi e cognitivi per affrontare temi tanto sensibili.
Il timore principale, spiega, è quello di imporre ai minori un’idea, un’etichetta o un orientamento prima che siano pronti a comprenderlo. L’obiettivo non è negare la crescita personale, ma salvaguardare la libertà interiore di ogni adolescente, evitando qualsiasi forma di indirizzo precoce. “Non voglio lavaggi di cervello”, afferma la docente. “Voglio che i giovani diventino ciò che sono, senza che nessuno anticipi o orienti i loro passi più intimi”.
La famiglia, per Gabriele, resta il primo luogo educativo: imperfetto, certo, ma autentico e affettivo. La scuola deve continuare a essere un ambiente di apprendimento, confronto, ampliamento culturale—non un contesto che interviene nella sfera più privata della persona.
Non si tratta, precisa la docente, di una contrapposizione verso qualcuno, bensì di una difesa della naturale crescita di bambini e adolescenti: “Sì a una scuola che insegna il rispetto e la convivenza; sì a una scuola che protegge senza invadere; no a percorsi che entrano nell’intimità dei minori”.
L’appello finale è chiaro: costruire una scuola forte, seria, libera, capace di accompagnare gli studenti nel loro cammino umano e formativo senza forzature, permettendo loro di crescere con mente e cuore aperti, non con idee imposte da altri.



