AperturaCopertinaNewsPoliticaPRIMO PIANO

Primo Dpcm di Draghi e decisione sulla scuola, ecco il nuovo parametro

Mario Draghi, nuovo Premier, ha firmato in queste ore il suo primo Dpcm.

Mario Draghi ha firmato il suo primo dpcm, con le misure anti contagio in vigore fino a dopo Pasqua. La linea resta quella dell’assoluto rigore, con un inasprimento delle misure in zona rossa, a partire dalla chiusura di tutte le scuole.

Se l’indirizzo sarà confermato, lo stop totale alle lezioni presenza – elementari e medie comprese – riguarderà anche alcuni territori in zona gialla e arancione: le Regioni infatti avranno la facoltà di chiudere gli istituti nelle province o nei comuni dove si raggiunge un’incidenza di 250 casi ogni 100mila abitanti.

Un provvedimento contestato da alcuni governatori, che hanno chiesto che sia il governo a disporre le chiusure. Draghi ha firmato, però non ha spiegato le misure.

La quadra sul provvedimento è stata raggiunta nella riunione di questa mattina a Palazzo Chigi tra la cabina di regia e i ministri, insieme ad Agostino Miozzo (Cts), Franco Locatelli (Css) e Silvio Brusaferro (Iss). Durante il vertice è emersa la preoccupazione per l’alta contagiosità delle varianti Covid e alla fine, questo trapela, ha prevalso la linea dura.

Un concetto che Miozzo, Locatelli e Brusaferro hanno ribadito poco dopo anche durante il confronto con Regioni, Comuni e Province. Alla riunione erano presenti i ministri Speranza e Gelmini, il titolare dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, oltre a Antonio Decaro (Anci), Michele De Pascale (Upi) e per le Regioni Stefano Bonaccini.

In apertura della riunione, gli esponenti del Cts hanno illustrato alle Regioni il parere del comitato relativo alla situazione epidemiologica delle scuole.

Le principali divisioni tra governo e Regioni si sono registrate ancora una volta sulla scuola

in particolare sul parametro indicato dal Cts per far scattare la chiusura degli istituti, che però secondo il provvedimento sarebbe disposta dalle Regioni. I governatori hanno obiettato proprio su questo punto, con in testa il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che ha chiesto che sia il governo a disporre l’eventuale stretta.

Il presidente del Veneto Luca Zaia, – si legge su Ilfattoquotidiano – avrebbe contestato il parametro dei casi per abitante, sottolineando che penalizza le regioni che fanno più tamponi, mentre il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini avrebbe evidenziato la necessità di prevedere un bonus per le famiglie che lavorano e avranno i bambini a casa. Dalla Campania sarebbero state segnalate criticità sulla formulazione dell’articolo.

Sulla scuola Draghi ha scelto la soluzione che recepisce in sostanza le indicazioni del Cts sulle scuole e porta alla chiusura anche delle elementari e delle medie, con il ritorno alla didattica a distanza, nelle aree rosse e anche in quelle gialle o arancioni ma alto contagio. Tra i ministri era emersa una spaccatura: non ha senso chiudere gli istituti e lasciare aperti i centri commerciali, il ragionamento di parte dei ministri. Altri hanno invece spinto per non imporre misure troppo restrittive nelle zone non rosse e garantire, laddove possibile, la scuola in presenza.

IL DPCM

Dal 6 marzo al 6 aprile resterà la divisione in fasce e non ci saranno allentamenti. Anzi, in zona rossa chiuderanno, oltre alle scuole, anche i barbieri e parrucchieri. L’impianto del provvedimento resta quello comunicato già venerdì alle Regioni e del tutto in linea con i precedenti decreti del governo Conte: chiusura serale per bar e ristoranti, stop agli spostamenti (già disposta con decreto legge), con l’eccezione della riapertura di cinema e teatri dal 27 marzo.

Un successivo tavolo con le Regioni aprirà poi la discussione sui parametri da adottare nei prossimi mesi per distinguere le aree rosse, arancioni e gialle: per ora anche i criteri non cambiano.

 

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio