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Covid e scuole sicure, il pediatra Farnetani: “Dopo Pasqua lezioni all’aperto”

Secondo Farnetani va seguito l’esempio dei Paesi nordici: lezioni all’aria aperta.

Continua ad impazzare il dibattito sulla necessità di aprire o meno le scuole in relazione ai rischi del contagio Covid-19.

Tra chi spinge per la conferma della didattica a distanza e chi vuole il ritorno in presenza, si fa strada il pediatra Italo Farnetani, docente alla Libera Università Ludes di Malta.

“Sulla scuola – ha spiegato all’Adnkronos – abbiamo perso un’occasione”. La scorsa estate, annunciando il rientro in classe dopo il lockdown, “si era parlato di lezioni all’aperto”.

Nei fatti, però, solo qualche esperienza e niente più.

“Sarebbe stato un modo per ridurre il rischio di contagio da Sars-CoV-2. Spero che da marzo o al massimo dopo Pasqua, con l’arrivo delle belle giornate, si possa concretizzare questa possibilità per i ragazzi”, dice il pediatra.

Secondo Farnetani va seguito l’esempio dei Paesi nordici: lezioni all’aria aperta, più contatto con la natura.

Un po’ come la scuola peripatetica dell’antica Grecia.
La scuola in origine deriva il suo nome Peripato (Περίπατος, Peripatos) dai peripatoi (περίπατοι, “colonnati dei porticati”) del ginnasio di Atene, dove i membri si riunivano.

Si trovava presso il santuario dedicato ad Apollo Licio da cui deriva l’altro nome della scuola: il Liceo.

Una parola simile, peripatetikos (περιπατητικός) si riferisce all’atto di camminare e “peripatetico” è spesso usato per indicare itinerante, errante, in movimento.

Dopo la morte di Aristotele, nacque la leggenda che fosse un docente “peripatetico” – che camminasse intorno insegnando – e la designazione Peripatetikos sostituisce il Peripatos originale.

Il pediatra è dell’avviso di “far vivere la giornata scolastica, o una parte dell’orario quotidiano, all’aria aperta dai primi di aprile”.

Il pediatra ricorda che “i raggi Uv, mediamente da marzo-aprile in poi, riescono ad avere una forza significativa e ad essere più efficienti ed efficaci, man mano che il sole è più perpendicolare. Stare al sole per i ragazzi significa sintetizzare la vitamina D, accumularla e sfruttarla per il prossimo inverno”.

Dopo le vacanze pasquali, quindi dopo il 6 aprile, quando il clima sarà più mite “le lezioni fuori dalle aule sarebbero un buon modo per abbassare il rischio di contagio da coronavirus e avere tutti gli effetti positivi della vita all’aria aperta. Tanto più che l’ultimo anno è stato difficile per tutti”.

Farnetani spiega che “la luce solare favorisce anche la stimolazione della serotonina, con un effetto antidepressivo. Aumenta quindi anche il buonumore dei più piccoli. Ovviamente anche se si va a scuola e non al mare, all’aperto consiglierei di proteggere i bambini con la crema solare”.

“Ricordiamo – conclude – che le scuole all’aperto non sono nulla di nuovo: furono una grande invenzione degli anni ’20, mare e sole contro il rachitismo e la Tbc sono stati usati come elementi terapeutici. In base a questo principio nel 1842 nacque il primo ospedale marino, l’Ospizio marino di Viareggio”.

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