
Tuttavia, il 12% degli insegnanti rispondenti hanno affermato che la connessione casalinga non è stata
sufficiente per gestire la didattica online. Relativamente alla variazione del carico di lavoro in didattica a distanza,
rispetto a quella tradizionale, il corpo docente ha espresso un giudizio polarizzato a seconda del grado scolastico,
diminuito per chi lavora nei nidi, invariato per chi lavora nel terzo ciclo dell’istruzione, mentre è aumentato per i
lavoratori degli altri ordini di scuola.
Gli educatori dei nidi e delle scuole dell’infanzia hanno beneficiato, nel periodo di sospensione della frequenza
scolastica, di una ridotta richiesta di interazione con la propria utenza a causa della loro giovanissima età, mentre
i docenti universitari, presumibilmente, hanno potuto contare sull’elevato grado di autonomia dei loro studenti
che ha condizionato il loro carico di lavoro in maniera limitata. “Sul piano metodologico – spiegano i ricercatori –
l’aggiornamento professionale dei docenti si configura come una leva strategica per sostenere l’agire educativo e
didattico degli insegnanti. L’indagine ha restituito una fotografia che illustra una partecipazione nutrita dei
docenti alle attività formative inerenti o contigue all’innovazione didattica, quali le piattaforme didattiche o le
App utili all’apprendimento. Tuttavia, l’attivazione su larga scala della didattica a distanza conseguente
all’emergenza sanitaria ha messo in luce il gap di competenze dei docenti in connessione alle tecnologie
digitali. Ciò ha spinto una parte di essi a partecipare ad attività formative o di aggiornamento su questi temi”.
Gli interessi degli insegnanti sono cambiati: prima della pandemia si concentravano sui temi delle competenze
trasversali e della privacy mentre in questo nuovo tempo gli insegnanti hanno partecipato in larga parte a
occasioni formative dedicate all’utilizzo di piattaforme didattiche e della creazione di videolezioni e/o di
formazione sulle app utili all’apprendimento.
Fonte: Il Fatto Quotidiano



