
La redazione di Oggiscuola ha rivolto alcune domande a Giuseppina Beneduce – di Pomigliano d’Arco – docente di materie letterarie presso una scuola secondaria di primo grado nell’hinterland napoletano.
Favorevole o contraria al ritorno a scuola il 7 gennaio?
E’ dall’inizio dell’anno scolastico che spero in un ritorno in presenza, vorrei nuovamente quella (pseudo) normalità sempre rimandata, ma soprattutto accompagnata da tanti “sì, no, forse, vedremo, bisogna aspettare”. Le condizioni non sono favorevoli e intanto la Dad sembra essere l’unica garanzia.
Il primo augurio che sente di fare ai suoi studenti?
I miei alunni sanno che io confido in loro. Li inviterei a lasciarsi guidare, aiutare per imparare al meglio con la consapevolezza che anche se si sbaglia e si ha la sensazione di aver fallito bisogna essere testardi e non mollare. Anche questa mancata normalità offre le sue occasioni, basta crederci e volerlo.
Al di là della didattica a distanza, ha già in mente il discorso da fare ai ragazzi al primo incontro in classe?
Ad oggi non so se riuscirei a fare un discorso, sarei troppo emozionata. Mi piacerebbe guardare i loro volti, cogliere le loro emozioni e sicuramente sono certa che parleremo di tante cose.
Dal punto di vista dell’insegnamento, cosa porta in dote ai docenti questa maledetta pandemia in relazione alla loro professione?
Porta in dote la capacità, la voglia, l’entusiasmo di esserci sempre e comunque per i propri alunni. Questa pandemia ci ha piegati, ci ha dirottati verso nuove forme e modalità di insegnamento, ma è soltanto credendo in quello che si fa e in quello che si può realizzare che si va avanti. La nostra è una categoria che non molla e non sarà certo questa maledetta pandemia, questo Covid19, a fermarci.
Come immagina la scuola del futuro?
Non la immagino. Mi auguro soltanto che sia migliore di quella di oggi.




