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Vincolo quinquennale, emendamenti e proposte per abolirlo

I sindacati: Non è più sostenibile. Creare posti di lavoro al Sud e non si dica che poi si abusa della 104

Discussioni, proposte di legge, proteste dei docenti. Il vincolo quinquennale continua a tenere banco. E non si riesce a trovare una soluzione decisiva. Occorrerebbe una linea decisiva della politica, che possa eliminare il vincolo in oggetto. Nei giorni scorsi sono arrivate delle proposte, soprattutto dell’opposizione. ma anche dei sindacati.

Emendamento Fratelli d’Italia

La deputata siciliana FdI Carmela Ella Bucalo ha annunciato sul suo profilo Facebook la presentazione di un nuovo emendamento nel Disegno di Legge sul Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e bilancio pluriennale per il triennio 2021-2023.

Sindacato FLC CGIL: “Abolire il vincolo quinquennale”

Nell’ambito della discussione della Legge di bilancio, anche il sindacato FLC CGIL ha presentato una serie di emendamenti per il comparto scolastico.

Tra questi spicca l’emendamento che richiede l’eliminazione proprio del vincolo quinquennale:

“imponendo l’obbligo di permanenza quinquennale su istituzione scolastica, si è introdotta una norma che non solo stravolge il testo unico, ma vanifica gli effetti della mobilità come disposta dal CCNI mobilità 2019-2022 vigente, con ricadute anche sul CCNI che regola le assegnazioni provvisorie e utilizzazioni, queste ultime, di norma, indirizzate su posto di sostegno da parte di docenti con titolo di specializzazione.

Non secondario che gli effetti applicativi di tale vincolo non prevedano deroghe per i docenti con legge 104/92 art. 33 comma 3 e 6 il cui beneficio sia stato riconosciuto prima delle procedure concorsuali.

In considerazione del sovrapporsi delle fasi di immissione in ruolo e dei vari contingenti di disponibilità ad esse riservate che hanno condizionato tempi e opportunità di scelta degli individuati dalle graduatorie, si chiede il superamento del comma 17-octies.”

Cub Scuola: “stipendi vergognosamente bassi”

Giovanna Lo Presti,  portavoce di Cub Scuola è intervenuta sul tema. Ha stigmatizzato il mancato interesse del governo a voler trovare una soluzione “ad un vincolo che, seppur fondato sulla necessità di garantire la continuità didattica, sta danneggiando molti docenti neo-immessi”

“In un Paese civile chi fa le leggi si dovrebbe preoccupare dell’impatto concreto che queste avranno sulla vita dei cittadini: obbligare tante persone, in gran parte con una famiglia alle spalle a scegliere una sede scomoda e vincolarle a quella scelta per cinque anni non crediamo abbia alcun effetto positivo sulla serenità del lavoro di questi docenti.

Stipendi bassi e affitti impossibili da pagare

Inoltre, stipendi vergognosamente bassi costringeranno molti ad una vita di ristrettezze: in una grande città del Nord. Il solo affitto di un appartamento rischia di portar via quasi metà stipendio. Si aggiungono le preoccupazioni per la famiglia lontana. Possiamo già immaginare come andrà a finire: alcuni rinunceranno al lavoro (è già successo ed il flop delle call veloci ne è testimonianza).  Altri cercheranno di arrangiarsi. E dall’usufruire della Legge 104, cosa che già hanno fatto molti docenti del Sud nominati al Nord, vista la loro età media e, visto che spesso la 104 riguarda i genitori, la presumibile alta età dei genitori”.

Il Sud e gli abusi sulla 104, un coro stonato

“Poi ci sarà il  solito coro sul Sud che abusa della Legge 104, ma sarà un coro stonato perché – per pochi che ne approfitteranno – tantissimi non sapranno come accudire altrimenti alla propria famiglia”. Cub Scuola ha anche aggiunto come possibili soluzioni potrebbero essere “sussidi economici a chi lavora distante da casa, e se questa soluzione fosse troppo esosa, andrebbero aumentati i posti di lavoro, soprattutto al Sud, evitando dunque la via della migrazione al nord di molti docenti costretti poi a restarvi bloccati per anni”.

 

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