Vecchioni: “Studiate greco e latino. La conoscenza fa star bene, è un’arma segreta in più ragazzi”

Il cantautore Roberto Vecchioni, intervistato da Vanity Fair, spiega la sua canzone Vai, ragazzo in cui c’è un esplicito invito ai ragazzi a riscoprire gli studi classici.
“Trasmettere la passione per i greci e i latini è il tema della mia vita, ho sempre avuto voglia non solo di apprenderle ma anche di ridarle quelle cose, per questo ho insegnato trent’anni lettere classiche. Quello che cerco di far capire che il greco e il latino non sono esercizi da tradurre, ma un mondo da scoprire. La conoscenza fa star bene, è un’arma – segreta – in più. La canzone è un invito a imbracciare quest’arma, e ha anche due strofe in greco. Oggi siamo in un mondo che è tutto greco: sono gli ateniesi che ci hanno insegnato a vedere il mondo come una cosa unica e la voglia di conoscere gli altri. Che la vita è fatta di aggregazione e accettazione del diverso ce lo hanno detto per primi i greci nel quinto secolo avanti Cristo. Insieme al concetto di politica come fatto pubblico, di mare come passaggio per arrivare agli altri, e cognizione del diverso sono idee che sembrano del Novecento e che oggi fanno fatica ad affermarsi”.
Lei si è laureato il Lettere Classiche nel 1968 all’Università Cattolica di Milano. Che cosa ricorda di lei studente?
“Ero sommerso dai libri, che erano la sola cosa che esisteva. Andavo in biblioteca e mi documentavo su volumi tedeschi, francesi. All’epoca non c’era molto in italiano sulle lettere classiche”.
È nato a Carate Brianza da genitori napoletani. Da chi ha preso la passione per i classici?
“Non da loro, ma dagli insegnanti del liceo. Anche se, quando avevo 11 anni, tutto è nato perché ho scoperto in casa un libretto di greco di mio padre. Lui mi disse: “Lascia stare, è una cosa difficilissima”. Io invece lo tenni, e di notte, sotto le coperte, perché mio fratello non voleva che tenessi la luce accesa, tentavo di capire. Ho imparato così, da autodidatta. Al compleanno dei 12 anni ho chiesto a mio padre come regalo un vocabolario di greco. Per anni ho letto e tradotto da solo, quindi arrivato in quarta ginnasio non avevo bisogno di vocabolario”.
Oggi è nonno, come trasmette la passione per la conoscenza alle sue nipoti?
“Anche se sono stato un padre abbastanza assente, perché ero sempre in giro, cerco di fare con le mie nipoti come ho fatto con i miei figli, quindi provo a lasciare delle briciole di curiosità. Con i miei figli ho dato tantissimo nei colloqui, nelle discussioni, con le mie nipoti regalo favole, che sono importantissime, e loro hanno una straordinaria propensione per la lettura. Gli ho già raccontato l’Iliade e l’Odissea. Guardano anche la televisione, certo, però ci sono dei momenti magici anche con loro, che sembrano usciti da un mondo antico, appunto”.
Ad esempio?
“La sera, dopo mangiato, quando siamo in campagna, mi dicono “nonno, vorremmo sentire una storia”. Una nuova, o magari una di quelle che hanno già sentito, e che vogliono risapere. Come il mito di Narciso, il loro preferito, che si specchia nell’acqua e ci cade, la ninfa Eco lo ama ma perde pian piano la voce… Storie insomma in cui c’è un amore che non riesce a realizzarsi, e che finisce con una punta di dolore e della malinconia. O meglio: a volte cambio i finali per loro, e gli dico che resteranno per sempre insieme”.
Leggi qui altre notizie su OggiScuola
Seguici anche sulla nostra pagina social Facebook e sul profilo ufficiale Twitter



