Concorso dirigenti scolastici: tutte le trame di una farsa infinita

di Nuccio Franco
Essere Dirigenti scolastici in tempo di Covid, sembra essere diventata un’impresa. Di tante storie, quella dei neo Dirigenti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2019/2020 ha veramente dell’assurdo con risvolti che sfiorano il grottesco e di cui si fa un gran parlare in questi giorni di canicola. Per loro e per il MIUR, ormai coinvolto in ricorsi che non si contano più, il pomo della discordia è stato il decreto direttoriale del 23 novembre 2017 “Corso-concorso nazionale, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento di dirigenti scolastici presso le istituzioni scolastiche”.
Ruolo da dirigente scolastico assai conteso, assegnato in modo rocambolesco a soggetti sottoposti ad ogni tipo di prova, ostacolo, imprevisto: chiacchierate prove preselettive, prove scritte svoltesi in date diverse, metamorfosi in corso d’opera delle modalità di reclutamento (da corso-concorso a concorso per titoli ed esami), ammissioni con riserva di alcuni candidati sia alla prova scritta, sia alla prova orale, lievitazione del numero dei vincitori idonei che diventano vincitori depennati ai quali il TAR riconosce il diritto al rientro in graduatoria
Non sono tuttavia mancati i colpi di scena. Il primo è stato l’annullamento di tutta la prova concorsuale da parte del TAR Lazio (ancora sub iudice: si attende il parere del Consiglio di Stato), candidati ammessi con riserva nella graduatoria finale che hanno occupato sedi sottratte ai legittimi vincitori, rivalutazione di titoli con promessa di controlli che chissà se sono stati (o saranno) mai fatti. Con l’estate inoltrata, arriva l’ennesimo colpo di coda: alle Regioni viene assegnato di fare ciò che in un concorso nazionale sarebbe spettato al Ministero. In poche ore di un torrido agosto un esercito di Dirigenti si ritrova lontano da casa, scontento della sua sede.
Sarebbe bastato che, radunati a Roma, ognuno avesse avuto la possibilità di scegliere la sede in base al diritto annunciato secondo il quale ognuno avrebbe deciso del proprio destino (art. 15 c. 2 del decreto direttoriale del 23 novembre 2017). Questo diritto, previsto quando si è avviata la procedura concorsuale, è stato negato. Ognuno è stato costretto a scegliersi una regione ed in quella regione ogni Direttore generale ha applicato i suoi criteri per l’assegnazione della sede. Ed ora? Comincerà un’odissea lunga 10 anni? Vogliamo sperare di no, perché, ognuno cerca la sua sede e non è giusto precluderla soprattutto se si sono cambiate le regole più e più volte senza alcun rispetto per chi vi faceva affidamento. Non è giusto lasciare che i giudici a colpi di costosissimi ricorsi ripristinino, ma solo per pochi, quei diritti che sono stati negati a molti: una scelta trasparente su tutte le sedi a disposizione sul territorio nazionale. Cui prodest?
Vogliamo solo ulteriormente sottolineare che la scelta della sede era diritto di coloro che si sono arruolati e hanno dimostrato di avere le capacità per svolgere quel lavoro, non certo la scelta di una regione piuttosto che di un’altra. Su questo i neo DS che nel frattempo si sono costituiti in Comitato promettono battaglia e chissà che non ci ritroveremo di fronte all’ennesimo ribaltone. L’errore c’è stato: va riconosciuto e corretto, sostengono a gran voce; lo si deve ai milioni di studenti e docenti italiani cui servono persone motivate.
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