“La scuola è un inferno, ma… mi manca tanto”. In un libro i racconti del lockdown

“La scuola è un inferno, ma… mi manca tanto”. Studenti e docente raccontano il lockdown.
Il racconto del lockdown degli adolescenti, senza filtri. “Ci baciamo a settembre. Diario sentimentale dal tempo senza scuola” (Rizzoli) uscito da poche ore nelle librerie racchiude gli scritti di alunni delle medie e delle superiori ai tempi del Covid. A curare i temi – poco più di una quarantina – il professor Marco Erba, insegnante di letteratura italiana e latino nei licei dell’istituto dei salesiani di Milano e autore precedentemente di altri tre libri: “L’idea di questo libro è quella di far parlare in presa diretta finalmente i ragazzi, gli unici che di fatto durante la quarantena non abbiano avuto voce, a differenza di virologi, politici, ministri, professori, presidi, esperti… Per questo abbiamo chiesto agli studenti, soprattutto del nord Italia, l’area più colpita dalla pandemia, di esprimere le loro riflessioni”.
A venire fuori “leggerezza e verità profonde. Chi leggerà questo libro raccoglierà tanta positività. Questi testi mi hanno fatto riflettere molto come padre, insegnante e educatore: emerge una grande maturità e ironia dei ragazzi. Tante volte si parla di adolescenza solo in termini di devianza. Ma quando ci si pone in ascolto dei giovani si scopre che la stragrande maggioranza sono belle persone che hanno molto da insegnare a noi adulti in termini di percezione della vita all’insegna della freschezza e dell’entusiasmo. In loro c’è la volontà di lasciare un segno bello nel mondo”.
Il sentimento più comune che filtra nelle 208 pagine è la nostalgia nei confronti dell’esperienza in aula: “La scuola è un obbligo e certe volte per i ragazzi può essere un incubo ma fa parte della loro vita. Nel momento in cui è venuta meno, gli studenti hanno capito che in realtà è un luogo molto arricchente” spiega il professor Erba. Così la scuola finisce per essere agognata persino da chi prima la odiava. Come Marco, alunno di seconda media, che ne “Il Leone e il Prigioniero”, dice di sentirsi come quei carcerati, che usciti dalla cella, non riescono più a tornare alla vita di prima: “La scuola, quando ci andavo, era un inferno, ma ora è ancora peggio: mi manca e non so neanche io come sia possibile. Cara scuola, sei come un leone di carta, spaventoso ma non pericoloso” scrive.
Per qualcuno però proprio l’isolamento ha aperto una riflessione sul futuro. Enrico che frequenta la prima superiore sognava di fare il magistrato mentre ora si chiede se potrebbe essere “un buon medico sensibile”. Nel libro rientrano anche esperienze strettamente personali. “Per molti la scrittura è stato un esercizio di rielaborazione del dolore” sottolinea il professor Erba. In “Un film comico”, Giovanna, ragazza della prima superiore, racconta l’assurdo: aver avuto la notizia della morte del nonno, malato di Covid, mentre rideva per la scena di un film. “Il nonno ha sempre voluto il meglio per me. Ora desidero renderlo orgoglioso e dimostrargli che non mi abbatterò e che farò sempre di tutto per essere felice” dice Giovanna.
“Ci baciamo a settembre” è un libro che però fa anche (molto) ridere. Come quando Francesco della prima superiore in “Sinistri rumori di fondo” racconta le sue disavventure con la didattica a distanza: non riuscendo a spegnere in alcun modo il microfono, i compagni e i professori sentivano la madre che cantava a squarciagola mentre faceva le pulizie. Le lezioni online, però, non sono secondo il professor Erba definitivamente da accantonare: “La “dad” non è il diavolo: quella a distanza non sostituisce la didattica ordinaria ma la completa. Include infatti strumenti utili anche in regime di lezioni in presenza. Tutte le piattaforme online che consentono lo scambio di materiale potrebbero essere comodissime anche da settembre, inaugurando una didattica innovativa che non si basi più sulla lezione frontale ma anche sulla costruzione del sapere da parte dei ragazzi attraverso video e presentazione, ad esempio. Io personalmente grazie alle modalità da remoto sono riuscito ad entrare in contatto coi genitori che di solito avevano grandi difficoltà a presentarsi durante i colloqui per motivi professionali. E anche i miei studenti si sono sentiti più liberi di confidarmi questioni personali”.
Fonte (quotidiano.net)
ANCHE QUESTE NOTIZIE SU OGGISCUOLA
Leggi qui altre notizie su OggiScuola
Seguici anche sulla nostra pagina social Facebook




