Scuola, Miozzo (Cts) avverte: Siamo i ritardo sull’acquisto dei banchi e se si ammala un prof sarà un problema

Scuola, Miozzo (Cts) avverte: Siamo i ritardo sull’acquisto dei banchi e se si ammala un prof sarà un problema
Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts), è scettico sulle tempistiche per la riapertura. Troppe variabili da far coincidere e lentezze burocratiche che minano il percorso. Difende, però, il lavoro della sua commissione e in un’intervista al Sole24Ore spiega le difficoltà che ancora si devono superare. “Non possiamo addossarci la responsabilità di 50 anni di distrazione pubblica verso la scuola dove non si fanno investimenti sulle aule e gli spazi da tanti anni. Lasciare le scuole chiuse è stata una decisione sofferta per la quale i ragazzi hanno pagato un prezzo altissimo, ma è anche stata saggia per due motivi: se avessimo riaperto a maggio si sarebbe alzato sicuramente il contagio, poi abbiamo tenuto conto del calendario scolastico italiano che prevede la chiusura a inizio giugno. Se l’anno si fosse concluso a fine luglio probabilmente avremmo preso una decisione diversi”.
Miozzo, poi, ipotizza scenari diversi per la riapertura, tutti legati all’andamento dell’epidemia.”Monitoriamo l’andamento del virus ogni due settimane e lo faremo anche a fine agosto prima della riapertura della scuola. Se i contagi si avvicineranno allo zero come accade già in diverse Regioni si potrà valutare la possibilità di non utilizzare sempre la mascherina”.
Molto scettico, Miozzo appare sul distanziamento e sull’acquisto dei banchi monoposto. “Per molti istituti sarà difficile far rispettare le distanze di un metro tra studenti. Noi siamo tecnici che danno indicazioni sulla base di valutazioni scientifiche. Bisogna dunque pianificare il rientro a scuola da adesso e sicuramente si è già in ritardo. Certo non si possono comprare 8 milioni di banchi singoli il 1° settembre”.
Un capitolo poco analizzato, ma di fondamentale importanza è quello legato a eventuali contagi nel corso dell’anno scolastico e il concreto rischio di focolai. Miozzo, qui, non può che restare vago. “Se c’è un focolaio bisognerà valutare la sua entità. Certo non chiuderemo tutte le scuole, ma quell’istituto il tempo necessario per sanificare gli ambienti e testare e tracciare tutti gli studenti e i professori che sono venuti a contatto con i positivi. Certo se il positivo è un professore che insegna in tante classi l’operazione sarà più complessa”.
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