Opinioni

La pedagogista Guerra: Il Plexiglas utile dal punto di vista sanitario, ma accrescerà il disagio dei ragazzi

La pedagogista Guerra: Il Plexiglas utile dal punto di vista sanitario, ma accrescerà il disagio dei ragazzi.

La necessità, più volte ribadita dalla ministra Azzolina, di ripartire in presenza richiede il superamento di molti ostacoli. Il principale è rappresentato proprio dalla presenza in aula di alunni e docenti. La Azzolina ha parlato ieri di idee innovative per evitare l’impasse. Tra queste quella che sta suscitando il maggior dibattito è la separazione in aula con dei divisori in plexiglas.

Ancora una volta, però, il dibattito sembra essere totalmente incentrato sull’aspetto sanitario e poco su quello pedagogico-didattico. Come sottolinea anche, in un intervista a Vita,  Monica Guerra ricercatrice e pedagogista dell’Università degli Studi di Milano. Proprio la Guerra ricorda come accanto alle misure per la sicurezza, i cm di distanza e i DPI, dovremmo “chiederci continuamente che modello pedagogico stiamo veicolando con ciascuna decisione o ipotesi di soluzione”.

La pedagogista Guerra: attenti alle separazioni

Partendo proprio dal plexiglas. “E’ una scelta che dal punto di vista della sicurezza sanitaria può forse essere funzionale, ma occorre chiedersi cosa veicola ai bambini, soprattutto a quelli più piccoli. Dobbiamo fare in modo che la risposta non sia che “la cosa migliore per me è stare separato dagli altri”. Nessuna scelta è neutra dal punto di vista pedagogico. Se si scelgono soluzioni di distanziamento, occorre essere consapevoli dei messaggi impliciti e accompagnare i bambini in una elaborazione, mettendo l’accento sul prendersi cura di se stessi e dell’altro più che sulla paura dell’altro”.

Insomma, una scelta motivata dal punto di vista clinico può avere ripercussioni anche pesanti dal punto di vista pedagogico nello sviluppo della personalità dei bambini e del loro rapporto con l’altro. Ma la Guerra sottolinea anche un altro aspetto molto importante legato, questa volta, alla didattica a distanza.

Guerra: la scuola deve ancora investire

“La scuola in questi mesi sta mettendo a fuoco quali sono le cose più importanti, quelle su cui investire. Questi mesi, ad esempio, ci hanno mostrato che un elemento che fa la differenza è il tipo di relazione educativa e di apprendimento che si riesce a instaurare. La Didattica a distanza – o i LEAD, legami educativi a distanza per i più piccoli – ha funzionato quando è stata capace di guardare in faccia e ascoltare i bambini e i ragazzi a cui si stava rivolgendo. – Sottolinea la Guerra – Qualunque sapere è pedagogicamente co-costruito, non si tratta mai solo di trasmissione di informazioni e neppure di contenuti, ma di un dialogo intorno a quei contenuti, in modo da accompagnare i bambini e i ragazzi ad appropriarsi della cultura del proprio ambiente di appartenenza, che oggi è sempre più globale, e padroneggiarla. Questi mesi hanno mostrato alcune delle grandi criticità della scuola, perché anche come genitori è stato possibile percepire la differenza tra una video-lezione senza confronto e lezioni dialogate con momenti di discussione che coinvolgevano i bambini e i ragazzi. Ancora, avere un insegnante che apriva gli incontri chiedendo ai bambini e ragazzi “Come state?”, ha fatto la differenza. Ecco, basta questo esempio per realizzare che ora abbiamo una grande occasione per ripensare una didattica sempre più in ascolto e in dialogo e che questa è una condizione, un punto fermo fondamentale”.

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