Cronaca

Burioni: presto un farmaco per ridurre i sintomi del Covid

Presto un farmaco per ridurre i sintomi del Covid, lo spiega Roberto Burioni. “Continua la grande ritirata di SARS-CoV-2 dall’Italia. Anche oggi è calato il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva per COVID-19 in Italia. Così come il numero dei ricoveri ospedalieri (da 17.357 a 17.242). E si è anche abbassato il numero dei decessi per COVID-19 (174 unità, il valore più basso da ben 53 giorni). Quindi barra dritta e avanti tutta, ma con GRANDE ATTENZIONE. Perché con la riapertura parziale di oggi aumentano i rischi di invertire questa tendenza”. Lo scrive il virologo Roberto Burioni nella sua rubrica su Medical Facts.

Buone notizie dalla Corea

Dopo aver spaventato mezzo mondo con la storia dei pazienti guariti che si riammalavano – spiega Burioni – i ricercatori coreani hanno ora specificato con grande chiarezza non solo che non si tratta di re-infezioni.  E tantomeno di “seconda malattia”. Ma che si tratta semplicemente di falsi positivi al test PCR sul tampone. Così ha raccontato in modo scientificamente impeccabile il Dr. Oh Myoung-don, professore alla University of Korea Seoul, e responsabile clinico dello studio. Spiegando che non è stato possibile coltivare virus “vivo” (cioè infettivo) da questi tamponi positivi alla PCR. Il Dr. Oh ha concluso che in questi casi la PCR ha molto probabilmente amplificato frammenti di virus morto, che sono rimasti dentro le cellule ciliate della mucosa respiratoria. Ricordo ai non-esperti che la PCR è una tecnica estremamente sensibile per determinare la presenza di virus, che non stabilisce se il materiale genetico virale che abbiamo amplificato è completo, integro e capace di replicarsi. Studi incoraggianti, ma si spera presto un farmaco possa ridurre i sintomi del Covid.

I chiarimenti

“Aggiungo – continua Burioni – due parole sui casi di persistente positività alla PCR che mi vengono segnalati dall’Italia. In assenza di un test di virologia classica che ci dica che il virus è “replication-competent” (cioè vivo e vegeto), la persistente positività del tampone in assenza di sintomi potrebbe essere causata, come nello studio coreano, da frammenti “morti” di virus in cellule della mucosa respiratoria (a volte anch’esse morte). In questo senso ricordo che il turnover delle cellule dell’epitelio respiratorio – che per la maggior parte sono le cosiddette cellule “ciliate” – è stimato in 30-50 giorni e quindi è possibile che il meccanismo descritto sopra possa spiegare positività asintomatiche alla PCR di durata fino a 6-7 settimane. Precisiamo che se questo si conferma essere il meccanismo del test PRC positivo, i soggetti “positivi persistenti” al tampone NON sarebbero in grado di contagiare altre persone -, ma prima di arrivare a questa rassicurante conclusione bisognerà fare più studi comparativi di PCR e isolamento virale classico in questi casi. Ora lo studio deve concentrarsi perché arrivi presto un farmaco per curare la malattia.

Dacci oggi il nostro panico quotidiano

Oggi racconto – aggiunge Burioni – solo quello che ho letto su un prestigioso giornale americano, in due articoli fianco a fianco. Nel primo articolo si citava un “esperto” il quale diceva che sperare che il virus vada via col bel tempo e con l’estate è solamente «wishful thinking». Che non ci sono prove che SARS-CoV-2 si comporterà in quel modo (e come potrebbero esserci prove se è un virus nuovo? mah), che anzi il numero dei casi aumenterà in estate, e che moriremo tutti noi e anche i nostri discendenti fino alla settima generazione. Seguendo il consiglio di Massimo Troisi, avevo appena finito di segnarmelo quando mi è caduto l’occhio sull’articolo a fianco in cui un altro “esperto” diceva che il virus sicuramente ritornerà in inverno e farà un disastro inimmaginabile. Naturalmente, per tornare in inverno il virus deve essere andato via d’estate (dico bene, no?) e quindi uno dei due “esperti” si stava sbagliando, ma di questi tempi sembra che il bisogno di generare panico non si fermi neanche davanti alle più elementari regole della logica. Tutti parlano, spesso senza costrutto, ciò di cui bisognerebbe parlare è degli studi per far arrivare presto un farmaco contro il Covid.

La notizia del giorno

Non voglio entrare troppo in dettagli tecnici, ma alcuni risultati preliminary che vengono sia dalla Cina che dal Northwell Hospital di New York metro area sembrano suggerire che presto un farmaco inibitore del recettore H2R (histamine-2-receptor), la Famotidina, comunemente usato contro l’ulcera gastrica e i bruciori di stomaco, potrebbe ridurre i sintomi sistemici di COVID-19. Tra poche settimane saranno pronti i risultati di uno studio condotto da Kevin Tracey, presidente del Feinstein Institutes for Medical Research (Northwell Health) in New York City, che ha incluso oltre 1.100 pazienti. State sintonizzati – continua Burioni – e non appena possibile vi racconterò come sono andate le cose e potrebbe arrivare presto un farmaco per combattere il virus.

 

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