Pregliasco: “Rischio tilt per gli ospedali, 3-4 mesi per uscirne”

Cosa potrebbe aspettarci nei prossimi mesi lo spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano. È una settimana decisiva per l’epidemia da nuovo coronavirus in Italia, per gli esperti è arrivato il momento di adottare nuove strategie. Pregliasco lo spiega in un’intervista al Messaggero.
L’INTERVENTO
«Nella prossima settimana – dice Pregliasco – vedremo i risultati delle misure adottate in Lombardia e da lì si deciderà se mitigarle o, piuttosto, se insistere il più possibile per riuscire a frenare la diffusione. Non solo. Arrivati a questo punto di diffusione, in Lombardia ad esempio, dobbiamo preoccuparci di non avere un affollamento negli ospedali. Quindi la diffusione va scaglionata nel tempo. E’ importante che le persone si ammalino in modo contenuto, senza un eccessivo affollamento. Non dobbiamo rischiare di restare senza posti per la rianimazione, qualora dovesse servire a un elevato numero di pazienti. Il problema quindi è garantire una gestione corretta delle rianimazioni».
OSPEDALI IN TILT
«La maggior parte di casi segue l’iter dell’influenza normale – spiega Pregliasco – ma stiamo osservando che si presenta una quota del 6-8% di pazienti che ha la necessità di assistenza ventilatoria. Quindi ha bisogno della terapia intensiva e questo rappresenta un elemento critico preoccupante. In Lombardia si sta studiando un piano per potenziare i posti necessari. In questa situazione è inevitabile. Mi rendo conto – continua Pregliasco – che si tratta di misure difficili da sostenere perché colpiscono la vita delle persone ma sono necessarie. Le zone rosse o gialle devono andare avanti su questa strada. Su questo però si interverrà con una nuova modulazione in base ai risultati che verranno riscontrati. Sia a livello locale sia nazionale».
LA CAPITALE
«Nell’area romana – dice il direttore Pregliasco – non ci sono focolai e questo è un vantaggio perché è possibile tracciare i contagi e rintracciare le persone a rischio, per fare le analisi. Andando avanti così non ci sarà bisogno di misure drastiche, come l’isolamento e lo stesso vale per le altre città italiane dove il contagio è stato, per così dire, importato e non ha nuovi focolai. I romani devono prestare attenzione e adottare le misure igieniche consigliate, la comunità deve portare comunque avanti le buone pratiche anche riducendo i contatti. Questo è l’unico modo di fare fronte all’allarme e di evitare un picco di contagi».
I TEMPI
Resta il problema su quanto tempo l’Italia sarà costretta a vivere in questa situazione che blocca spostamenti e la vita di tutti i giorni. «Possiamo prevedere – dice Pregliasco – che si andrà avanti per alcuni mesi, direi 3-4 mesi. Considerando anche le code che arrivano dai singoli soggetti ammalati. Sul conto dei contagiati si deciderà se allargare le maglie del controllo in modo mirato o stringere ancora i bulloni».
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