Scuole a pezzi, solai che crollano: ecco il piano del Governo con soldi…

Scuole a pezzi, solai che crollano: ecco il piano del Governo con soldi…
Edilizia scolastica: tutti i partiti ne parlano, ma poi alla resa dei conti i risultati sono insufficienti. Le scuole italiane scontano un gap altissimo rispetto agli standard europei. La maggior parte dei plessi scolastici versa in uno stato di semi-abbandono, alcune hanno problemi strutturali importanti come dimostrano i recenti casi di cronaca. Ad Oristano il crollo di un controsoffitto ha finito persino per ferire un’insegnante e, solo per fortuna, i calcinacci non hanno colpito anche un alunno.
Si procede solo in regime emergenziale, lo dimostra anche un emendamento presentato in commissione Finanze alla Camera che prevede la possibilità per i cittadini di destinare l’8 per mille di competenza statale per finalizzarlo alla ristrutturazione, alla messa in sicurezza e all’efficientamento energetico delle scuole. La misura è certamente degna di nota, ma rappresenta comunque il solito pannicello caldo.
A rimetterci non sono solo gli insegnanti, ma l’intera società italiana. Gli studenti, le donne e gli uomini di domani, apprendono anche a scuola quell’implicito senso di rispetto per i beni pubblici. Banchi rotti, mura scrostate, bagni fatiscenti sono il prodotto di quel senso di abbandono che gli italiani nutrono verso tutto ciò che non è privato. Come se i beni pubblici fossero di serie b: è questo il messaggio lanciato ai nostri giovani che frequentano le classi italiane. Oggi la scuola, domani saranno strade, ospedali, pubblici uffici. Se lo Stato non sa prendersi cura dei propri beni perché dovrebbero apprendere i ragazzi quel senso di rispetto per la salvaguardia di tutto ciò che è fornito dallo Stato grazie alle tasse pagate dai cittadini?
Il disastro in tema di edilizia scolastica non è solo materiale, ma riguarda il futuro del Paese, dei giovani di domani, quei messaggi non detti che implicitamente vengono rivolti ai ragazzi che frequentano le nostre scuole e su cui gli insegnanti non hanno certamente modo di intervenire. Non basta solo una “Buona scuola”, ma serve anche una “Bella scuola”.
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