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Dsga, bufera sul concorso. Facenti funzione nel mirino: troppi favoritismi

Il concorso Dsga si sta rivelando, ogni giorno che passa, sempre più una polveriera. All’origine delle diatribe la posizione dei facente funzione. Questi, attraverso il salva Precari sono stati reinseriti nel concorso, anche privi del titolo di studio. A molti, questa è parsa una forzatura. Lo stesso Mattarella,  aveva espressamente indicato che non vi fossero i presupposti di diritto per l’inserimento. Ma nemmeno l’intervento del capo dello Stato è servito a fare chiarezza. Sono così sorti comitati spontanei dall’una  e dall’altra parte. Tra i facenti funzione e gli aspiranti possessori di titolo di studio. Per questi ultimi si tratta di una sorta di compensazione politica. Una progressione verticale automatica tra aree diverse del comparto, assolutamente vietata.

Il Comitato Difendiamo il concorso Dsga

Questa, per esempio, è la posizione del Comitato Difendiamo il Concorso Dsga. Un comitato tra i più attivi nel difendere le proprie ragioni. Una nota esplicita ancor meglio le posizioni.

“….Ci si chiede, poi, se il concetto di reggenza sia chiaro a coloro che rivendicano il diritto di progredire automaticamente. Questa, infatti, è una mera supplenza di un altro soggetto, che per vari motivi l’amministrazione non ha potuto reclutare prima, ma che non comporta minimamente l’insorgere di un diritto al mantenimento di quella posizione, men che mai in costanza di una procedura volta a
selezionare proprio quei soggetti che per anni non sono stati disponibili. In buona sostanza, si  , chiaramente sin dall’inizio, a taluni soggetti individuati, di svolgere temporaneamente un determinato ruolo, dietro corrispettivo, nelle more della selezione di coloro realmente e pienamente preparati per svolgere tali mansioni.

Di fronte a questo scempio ci si chiede: ma a che serve la laurea in Italia se chi ha un mero pregresso di esperienza, in alcuni casi minimo, può arrogarsi il diritto di scavalcare chi ha studiato per anni e anni con enormi sacrifici economici e personali? A che serve studiare e investire nella formazione se in ogni procedure concorsuale c’è una situazione precedente da “sistemare” a svantaggio di chi ha
come sola arma la propria preparazione? Che messaggio ci sta rivolgendo la politica circa la considerazione che ha dei giovani che vogliono rimanere in Italia e servire lo Stato? A cosa è servito prepararsi, con non poco impegno data la tecnicità richiesta nella procedura ordinaria, se tra la riserva prevista nell’ordinario e il concorso riservato si volevano sistemare questi falsi precari?

Il Comitato: nessun ritorno da elargire

Il problema in tutto questo è il fatto che i concorsisti ordinari non abbiano alcun potere contrattuale, nessun ritorno da poter elargire in compenso: nessun voto compatto e nessuna tessera da poter sottoscrivere.

Non vi è alcun garante della legalità nei confronti di una generazione che vorrebbe solo giocarsi le proprie opportunità alla pari con chi ne ha sicuramente avute molte di più in passato.

Nessuno di noi ha avuto la possibilità di fare il percorso di questi assistenti amministrativi. Nessuno di noi laureati ha avuto l’opportunità di accedere ad un posto pubblico con il mero diploma e poi trovarsi nelle condizioni di poter progredire automaticamente, perché di questo si parla, nei ranghi più alti della propria amministrazione senza i titoli necessari. Eppure, siamo certi che nessuno di noi rinuncerebbe alle competenze e alla formazione acquisita negli anni di studio, anche se, sicuramente, la politica e i sindacati, ce la stanno mettendo tutta per farci pentire delle nostre scelte, un tempo considerate virtuose”.

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