Docenti precari licenziati ad un passo dalla pensione: “Possono restare fino a 70 anni, è un abuso”

Nei giorni della caccia al supplente, per coprire le oltre 100 mila cattedre che gli uffici scolastici territoriali non sono riusciti ad assegnare. Si torna a parlare di insegnanti, amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici ancora supplenti che al raggiungimento dei 67 anni vengono cancellati dalle graduatorie. E collocati forzatamente fuori dalla scuola. È un chiaro abuso, contro il quale Anief combatte da anni trovando sempre più giudici concordi nel mantenere il personale precario in servizio. Permettendogli in diversi casi di raggiungere i requisiti minimi per avere l’assegno pensionistico.
Marcello Pacifico (Anief)
“Secondo il costante orientamento della Corte Costituzionale, conseguire la pensione minima costituisce un bene inviolabile e il ministero dell’Istruzione non può eludere tale principio. Con previsioni che discriminano il lavoratore precario rispetto al personale di ruolo. Per cui è espressamente prevista la possibilità di permanere in servizio fino al raggiungimento del settantesimo anno di età. Se può raggiungere il minimo contributivo ai fini della quiescenza”.
I precari che chiedono di rimanere in servizio oltre i limiti pensionistici imposti dalla Legge Fornero possono farlo. A differenza di quanto sostiene il Miur. Fino al compimento del 70esimo anno di età. Lo ricorda oggi la rivista “Orizzonte Scuola”. Che ha pubblicato un’inchiesta sui diversi casi di lavoratori che chiedono di rimanere fino a 70 anni. E che invece si ritrovano forzatamente esclusi dal servizio lavorativo. In diversi casi vedendo sfumare non solo l’agognata immissione nei ruoli dello Stato, ma anche la possibilità di accedere alla pensione.
AD UN PASSO DAL RUOLO
“Ad un passo dal ruolo – scrive la rivista specializzata – sono beffati dai raggiunti limiti d’età e non arrivano in tempo per poter firmare la tanto agognata e attesa assunzione in ruolo. Gli episodi sono tanti e il fenomeno s’infittisce a mano a mano che la reiterazione dei contratti a termine nella scuola italiana si ripropone ogni anno ad onta delle immissioni in ruolo che sono sempre poche rispetto al dovuto. Le notizie che arrivano dalle varie province mettono in luce il disagio, l’amarezza e la delusione di tante persone che hanno vissuto nel precariato tutta la propria vita scolastica e che sono condannati a chiuderla allo stesso modo. Con evidenti disagi non solo di tipo economico. Ma siamo davvero sicuri che questi lavoratori non abbiano il diritto di rimanere in servizio oltre i limiti di legge per sperare ancora in un’assunzione a tempo indeterminato?”. La risposta è negativa.
LA QUESTIONE
La rivista ripercorre i tanti casi di questo genere, ma anche le tante sentenze dei giudici che hanno dato ragione ai lavoratori che superati i 65 anni erano stati posti in modo illegittimo in pensione. Dalla “situazione paradossale verificatasi a Salerno dove ventiquattro maestre di 65 anni dopo la mancata assunzione di agosto scorso si apprestano ad andare in pensione tra gennaio e agosto del 2020 senza essere potute passare di ruolo” al caso del collaboratore scolastico di Avezzano “costretto a cessare il servizio senza vedere mai l’immissione in ruolo, senza progressione economica ed anche senza pensione, in quanto non aveva maturato i 15 anni per conseguire la pensione minima”, perché solo 13 anni di servizio”.
COMUNICATO STAMPA ANIEF
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