Sciopero per il clima. Un prof: “Manifestazioni in orario scolastico per attirare studenti fannulloni”
Sciopero per il clima – “C’è un serio problema se l’impegno politico-sociale svaluta di fatto la frequenza scolastica, già erosa da molteplici interferenze, oltre che dalla possibilità di stare assenti senza conseguenze cinquanta giorni l’anno”. E’ quanto scrive in un contributo per IlSussidiario.net Giorgio Ragazzini, docente Lettere nella scuola media e formatore per corsi di aggiornamento.
Il riferimento è alla discussa circolare con la quale il ministro della Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti consente ai docenti di giustificare l’assenza degli studenti in caso questi partecipino alle manifestazioni per il clima del venerdì. Dimostrazioni pubbliche nate sull’onda lunga dell’attivismo della giovane Greta Thunberg.
Sciopero per il clima: perchè di mattina?
“La domanda è – scrive il prof – se c’è davvero qualche serio impedimento nel collocare le manifestazioni al di fuori dell’orario scolastico?”. “Se disertare le lezioni – prosegue – poteva essere comprensibile in una fase di contestazione globale quale quella del ‘68, nel tempo è cresciuta (anche se sottaciuta) un’ovvia motivazione opportunistica: se ci mobilitiamo di mattina, viene anche chi di pomeriggio non lo farebbe”.
Trattandosi quindi di opportunismo, cosa dovrebbero fare le istituzioni scolastiche? “Sarebbe ovvio – spiega Ragazzini – un forte richiamo dei ministri di turno alla necessità di un’assidua presenza a scuola, a valorizzare ogni singola ora di lezione. E al fatto che una cosa è un’eccezione, un’altra le ripetute assenze dalle lezioni”.
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