Invalsi, Novara: “Nessuna valutazione con una ‘X’ potrà mai intercettare e raccogliere i progressi evolutivi”
Ritornano le famose o famigerate prove Invalsi a partire dalla scuola primaria. Introdotte dalla ministra Gelmini, non hanno mai smesso di suscitare polemiche. Pretendono, come tutti i sistemi basati sul criterio della risposta esatta, di fotografare l’apprendimento degli alunni in un preciso momento. E di comparare la fotografia ottenuta a una immagine corretta. Se rispondi ‘x’ hai imparato; se rispondi ‘y’ no. Il problema è che, sulla base delle odierne teorie dell’apprendimento, la conferma che un alunno conosca o non conosca un determinato contenuto in realtà non ci dice nulla rispetto al suo processo di apprendimento. L’apprendimento non funziona per tutti allo stesso modo, e non è nemmeno un percorso lineare.
Nell’imparare contano gli errori, le esperienze pregresse e quelle possibili, le riorganizzazioni, l’evolvere delle risorse personali che non sempre emergono subito. Come può una prova standardizzata valutare l’apprendimento nelle svariate condizioni che si presentano comunemente nella scuola italiana, come il bambino straniero che in seconda primaria presenta una competenza linguistica limitata rispetto all’italiano. Nessuna valutazione che si fondi sulla risposta esatta potrà mai intercettare i progressi, magari significativi, di alunni che non rientrano negli standard definiti a priori. Prove del genere possono solo verificare uno status quo rispetto a un modello generico e generale, o rispetto al livello complessivo della classe, ma per la verifica dell’apprendimento effettivo individuale sono più importanti i progressi compiuti che non il risultato assoluto.



